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Freddo e malattie inviato da Pietro, 20 dicembre 2009 @ 22:57 Ieri dovevamo andare al matrimonio di due amici di Monaco, da tenersi a Chiavari (la città di lei, quella di lui è San Paolo del Brasile...). Non era destino. Avevamo deciso di partire la mattina presto, che venerdì sera c'era l'assemblea di Natale della sdc (proprio nell'oratorio di Boccaleone, la prossima nostra casa...) e alla fine non ce l'abbiamo fatta. Da una parte Michelino che ha avuto febbre ad intermittenza tutta la settimana, e ha tossito tutta notte. Dall'altra la nevicata di inizio inverno, con disagi enormi proprio in Liguria, ma sopratutto con la ghiacciata dell'uscita del nostro box. La nostra vicina di casa mi ha chiesto una mano per uscire, si era bloccata a metà salita con la sua 600: è bastato spingerla. Ma la nostra Fusion non ce l'ha fatta: al primo tentativo si è bloccata a metà salita, al secondo è slittata via e ho provato il brivido (più unico che raro, sfido chiunque a riuscirci di propria voglia) di fare testacoda sulla rampa del box. Provare a spingerla era inutile, meglio prendere atto che certe cose non si possono fare. E fare stare al caldo il cucciolotto, e il sottoscritto, che in 4 uscite al freddo si beccava anche una bella infreddatura e stava male tutto il giorno. E stamattina altra sorpresina: macchie sul petto e sul viso del piccolo. Sarà varicella, sesta malattia o che? Domani al dottore l'ardua sentenza, noi restiamo in attesa di sapere che sarà del nostro Natale. Si vive in attesa. E certi di una presenza, come quella che ha portato il nostro coro ad esibirsi in centro come momento missionario. Mentre faceva gli ultimi regali Anto è passata anche di lì. Si vive facendo quel che si deve fare, e lo si fa lieti se è per Qualcuno. Buon Natale!! Il fastidio del bello inviato da Pietro, 18 dicembre 2009 @ 00:12 Esco già tardi ed ecco la sorpresa della prima neve dell'anno. Peggio che la pioggia torrenziale dell'autuno romano: anche chi non ce l'ha si inventa una macchina, e il numero di incidenti aumenta in modo esponenziale. Mezz'ora per uscire da Bergamo e 40 minuti dall'uscita dell'autostrada fino al lavoro: i geni del servizio stradale si sono svegliati come noi e hanno iniziato a spargere ghiaia all'ora di punta dei pendolari, con conseguenze facilmente prevedibili sulla viabilità ordinaria. E fortuna che faccio strade secondarie per entrare in Inzago, il ghiaccio era poco e la neve solo un velo. Gli ultimi chilometri dietro un camion targato Passau che è dovuto passare attraverso due macchine incidentate e che si sarà chiesto: ma l'Italia non era il paese del sole? Il capo della nostra società tedesca ha attraversato tutta la Baviera, mezza Svizzera, il San Bernardino e alla fine si è trovato nei guai solo fra Milano e noi: miracoli della prima neve. Incredibile come a volte anche qualcosa di bello come il bianco sorprendente della prima neve possa creare anti fastidi. Alla fine si rischia di dimenticare il bello dell'inizio e che resti solo il fastidio. Buon inverno a tutti Pallo e cucina inviato da Pietro, 16 dicembre 2009 @ 22:03 Doveva succedere ma quando accade uno non se lo aspetta, e a prenderne coscenza ci è voluto un po'. Il primo peluche di Michele che ha un nome dato da lui è un topo grigio spelatissimo, da quel che ricorda Anto regalo dei nostri vicini di casa di Monaco: in mezzo a tanti peluche soffici e colorati, ha scelto il meno prevedibile. Prima ha iniziato a mettergli il pannolino, poi a farlo sedere sulla poltrona e a dargli da mangiare, infine ha deciso che senza di lui a letto non si va. Il nome, chiedete? Non ha molta fantasia, dato che ogni cosa tonda o vagamente a forma di cerchio si chiama palla, beh, il ns topo si chiama Pallo. Ci stanno montando la cucina, e ci si accorge che un conto è vedere un disegno colorato e stampato, un altro mobili e pensili montati. Ci sarà da intervenire, ma contrattempi così fanno parte della routine. Oggi il mio capo mi ha chiesto: Ma allora ti diverti a lavorare con noi? Ho detto di slancio: Sicuramente non ci si annoia mai. La vita presa sul serio è sempre così. Basta non farsi prendere dall'affanno. Buon Natale a tutti. C'è fatica e fatica inviato da Pietro, 14 dicembre 2009 @ 23:36 Una mia collega si sta riprendendo adesso da un trapianto di midollo a seguito di leucemia fulminante: un numero di globuli bianchi limitato al minimo e alimentazione con omogeneizzati. Una delle donne delle pulizie che lavora presso la mia ditta (con cui dal semplice buonasera si è passati a chiedere come sta il marito operato d’urgenza) mi racconta che allo stesso marito hanno riscontrato metastasi al fegato (dopo che lo stomaco è stato già asportato l’anno scorso per lo stesso motivo). Apprendo solo in questi giorni che un nostro amico di Shanghai è stato invitato alle dimissioni per una brutta storia di spionaggio industriale in cui è stato coinvolto, con tutte le conseguenze di una carriera - finora di grande successo - distrutta magari per sempre e di un’avventura cinese da ridefinire. Aggiungiamo anche la disavventura del Presidente del Consiglio, ma lo diciamo a bassa voce rispetto a tutto il resto. Ce n’è abbastanza per dire che abbiamo poco da lamentarci delle nostre fatiche odierne, dei lavori in casa, dei fine settimana semi-alienanti a girare negozi per mobili, della lontananze delle famiglie che si traduce in fatiche aggiuntive, delle vacanze di Natale che si preannunciano brevi e operose. Eppure vorremmo tutto e lo vorremmo adesso, indipendentemente da chi sta peggio e magari invidiando chi sta meglio. L’alternativa allora è semplice: o la soddisfazione della vita è solo per confronto con chi sta peggio, e il suo valore è definito da un semplice bilancio fra quel che va bene e quel che invece non piace. Oppure il suo valore è positivo oltre quel che possiamo immaginare noi, e si tratta solo di ringraziare per quello che ci appare buono immediatamente e di domandare di capire quello che a noi sembra di intralcio. (Solo? È tutto il gioco della passività attiva, della libertà umana…). Da soli non si riesce. Ci è dato un Figlio, e da lui nasce un ambito. Ne riparlerò, sarà la sfida di quest’anno, capire cosa vuol dire fraternità. Aggiornamenti inviato da Pietro, 2 novembre 2009 @ 00:18 A volte capita di arrivare alla domenica sera più stanchi di come si è incominciato il weekend. Non è questo il caso, dato che venerdì sera ero così cotto che sono andato a letto alle dieci senza puntare la sveglia e il giorno dopo per la prima volta da non so quanto mi sono alzato per ultimo della famiglia…comunque, poco ci manca. E' la conseguenza di una casa nuova da sistemare: anche se Anto è bravissima a fare le cose con i due bimbi, alcune faccende richiedono il fine settimana per essere fatte. E così dopo la settimana lavorativa in ditta (a pieno ritmo, e per fortuna, anche se questo richiede qualche giretto veloce per l'Europa) inizia il fine settimana lavorativo per la casa. La cucina è ormai ordinata, abbiamo appena definito i lavori da fare nei bagni, ieri ulteriore giro per i mobiletti dei bagni, poi si tratterà degli altri ambienti: una stima di massima direbbe che per il ponte dell’Immacolata dovremmo poter fare il trasloco dei pacchi, e diventare finalmente cittadini di Boccaleone. Nel frattempo si risolvono anche le questioni amministrativi, le diverse volture, il nuovo conto in banca, fra un po’ l’ennesimo cambio di residenza. La mia carta d’indentità, notavo qualche giorno fa, è rimasta un po’ indietro: rinnovata nel giugno 2005 proprio prima della partenza per la Germania, si è saltata i 3-4 passaggi successivi. Fortuna che devo rinnovarla l’anno prossimo, e questa nuova residenza dovrebbe essere un po’ più duratura delle altre… Intanto la bimba cresce, e pure troppo, dato che adesso dovranno cambiare le definizioni dei percentili che descrivono il tasso di crescita dei bambini, come osserva giustamente il nonno: quando una è stabilmente oltre il 97 percentile o è anomalia statistica, o è las statistica a dover essere rivista…Il fratellone mostra blandi segni di gelosia, e nonostante i primi capricci, è sempre il bambino più bravo (e più bello) del mondo. Giovedì scorso ci siamo concessi anche il lusso della baby sitter per andare entrambi alla SdC, suscitando le invidie di chi protestava che non fosse giusto, con una bimba di meno di tre mesi, già poterla lasciare ad altri… E in effetti a volte non mi rendo conto di quanto sia stata una benedizione la bontà di questi due bimbi, che ha reso molto meno faticosa una situazione che già di per sé chiede un certo impegno. Questo mi aiuta anche nell’altro grosso rischio di questo periodo: cioè che a volte si tende a ridurre il tutto a quello che c’è da fare, e questo sembrerebbe anche giusto, senza neppure porsi il perché di quello che si fa (a parte le pur giuste considerazioni di volere una casa finalmente nostra, più grande per noi e per i figli, una certa stabilità). E così ci si perde il meglio, che non è solo il reagire o l’agire meccanico, ma l’affronto di quel che accade sfidando il giudizio di corrispondenza con me, dove il fattore più importante è in quel che accade che indica qualcosa che non ho già deciso o saputo io (come appunto la gratitudine per questa bontà dei figli per niente scontata). Anche per questo oggi siamo tornati a Caravaggio: è solo la seconda volta da quando siamo qui, l’altra volta ci accolse un diluvio e il santuario inagibile per restauri. Oggi invece una giornata quasi calda, un santuario pieno di cingalesi e filippini (pullmann pieni da tutta la Lombardia, ad indicare quanto abbiamo da reimparare in termini di affezione da popoli apparentemente lontani eppure esperienzialmente vicinissimi) e Michele che impara a fare il segno della croce con l’acqua del Fonte Santo. Senza contare anche le ciambelle rese famose dall’amica Anna… Abbiamo pregato per i nostri santi, per i nostri morti (quanti di essi coincidono!!), soprattutto siamo tornati dalla nostra Mamma per ringraziarla del suo aiuto e per chiedere ancora che ci dia quella chiarezza dello sguardo che permette di accorgersi di quel che ci viene dato, pur se sempre diverso (e quanta fatica che si fa, ogni volta di più). Perché mi accorgo specialmente adesso che non basta credere di aver capito, o essere coscienti del proprio bisogno, e neppure affermarLo presente come a priori in quel che si va a vivere: serve rivedere qualcosa di bello presente che rifaccia vibrare il cuore, perché solo così convince e soddisfa (non si può solo teorizzare di aver bisogno di una fraternità, se ne deve poter riconoscere un luogo dove si vorrebbe essere abbracciati come si abbracciano loro: ma qui introduco un tema che necessita un post a parte). E bisogna chiedere di riuscire ad accorgersene, che la nostra idea a volte aumenta solo la confusione. A volte vorrei scrivere questo blog. La durata di questo post (peggiorata da un errore che mi ha fatto cancellare tutto il testo giunto quasi alla fine e quindi ricominciare) mi fa capire perché non ci riesco. Mendicherò anche questo, per fortuna lassù non pongono limiti alle domande. Alla prossima, mi piacerebbe indovinare quando. |