Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21)
                
Monopolio inviato da Vito, 8 maggio 2008 @ 19:37 Il monopolio è quello che ormai Michelino ha assunto tra gli argomenti di questo blog!
Solo cinque giorni dopo il battesimo, il nuovo arrivato festeggia già il suo primo onomastico, seppur ufficioso! L'otto maggio si ricorda infatti l' apparizione di San Michele Arcangelo sul Gargano. Attualmente per la Chiesa la festa liturgica dei tre Arcangeli è a tutti gli effetti il 29 settembre, ma la data odierna, attraversando i secoli, è rimasta nella tradizione di molti luoghi d'Italia.
Ancora una volta, quindi... auguri Michelino!
E uno (Sacramento) inviato da Pietro, 7 maggio 2008 @ 13:52 Sabato alle 11 alla S. Peter di Monaco abbiamo celebrato il Battesimo di Michele. E’ stata una splendida cerimonia, un bellissimo tempo e direi una festa soddisfacente. Con le premesse della vigilia, e soprattutto le brutte sorprese, è evidente lo zampino di un Altro. Non voglio fare una cronaca, che mi dilungherei troppo, butto là solo alcune impressioni-giudizi:
chi l’avrebbe mai detto una cena di famiglia Regoliosi allargata al Paulaner di Monaco? La vita a volta prende pieghe impreviste, ma quel che davvero riempie il cuore è vedere che si è comunque presenti, anche se ci si trova al Nockherberg: in una famiglia così, si è più sereni per i figli arrivati e quelli in arrivo;
la semplice liturgia, vissuta nei particolari, è una cosa meravigliosa: il Pater in questo ci ha guidato passo passo, complice una triplice festa (degli apostoli Filippo e Giacomo, della Madonna Patrona della Baviera e ovviamente di Michele Lorenzo Maria) e l'attenzione alla realtà. Contento lui e contenti ancora di più noi. E la benedizione finale davanti al Marienaltar è stata davvero una grazia. La St. Peter dopo sabato scorso non sarà più la stessa;
mi sono commosso, per tutta la gente presente e che ci è stata vicina, per l’aiuto che ci è stato dato e tutta l’attenzione che hanno avuto per noi: due esempi simbolici, Gino e Pierangela, che nonostante in loro parenti in visita, sono passati alla festa e si sono messi a preparare il buffet e servire a tavola, cacciando il sottoscritto che doveva fare gli onori di casa. Ma anche i padrini Giò e Lucia, che ci hanno trovato la sala, ci hanno calmato dopo i misunderstandings della sera prima, ce l’hanno preparata e poi pulita: un investimento ben rientrato…E poi Seba e Bernhard che hanno accettato di leggere a Messa, Stefano che ha dato ad Anto le dritte per comprare da mangiare, le pie donne che hanno aiutato per il buffet, gli amici romani venuti apposta, e ovviamente le nostre famiglie. Una giornata del genere senza tutti loro non sarebbe stata possibile, e d’altra parte mi accorgo che è solo dentro una compagnia così che uno pensa anche a voler fare certe cose. E’ solo in una compagnia così che si avverte e si riconosce l’opera di quell’Altro la cui Fede abbiamo chiesto per Michelino nel Battesimo.
Una volta di più: siamo fortunati.

Battesimo inviato da Pietro, 1 maggio 2008 @ 11:58 Sabato alle 11 alla S. Peter di Monaco (la più antica parrocchia di Monaco, quella a cui deve il suo nome, dato che sorge dove si trovava il monastero benedettino da cui Monaco abbastanza evidentemente prende il nome) celebriamo il Battesimo di Michele.
Nell’invito che abbiamo spedito ai nostri amici tedeschi ho voluto ricordare quello che il Don Giuss dice a proposito dell’evidente obiezione sul perchè impartire il battesimo ai bambini, quando ancora non possono liberamente consentire.
La libertà della persona è concepita dalla Chiesa profondamente inscritta in un contesto comunitario, in un corpo. [..] Ed è proprio quella dimensione comunitaria in cui viene al mondo che permette come prospettiva educativa lo sviluppo della sua capacità di libertà. [..] In particolare, nel battesimo, il bambino è concepito dalla Chiesa come appartenente alla comunità cristiana. Il piccolo, come nasce nella comunione, così si riferisce alla comunione nel suo cammino. [..] Per questo, la Chiesa dà il battesimo ai bambini solo nel caso in cui è moralmente prevedibile che quel bambino possa essere educato nella comunità cristiana, perchè altrimenti quella libertà non potrebbe avere storia. [..] In questo senso si capisce come la prima responsabilità di una vita comunitaria stia nella famiglia, oppure in una responsabilità alternativa o aggiuntiva che la Chiesa riconosce e afferma nella figura del padrino, emblema della comunità che si assume l’educazione del bambino. [..] La libertà, nel sacramento del battesimo dato ai bambini, è salvata, da un lato, dalla libertà della comunità di cui egli è concepito come parte, come membro carico di dignità; dall’altro, dal futuro dello svolgimento della sua vita cosciente.
Nel Battesimo, ci ricordava un amico proprio questo fine settimana, noi chiediamo per Michele la grazia della fede, e nella compagnia umana della Chiesa essa ha la possibilità di diventare matura. Per questo abbiamo invitato tutti gli amici del Movimento di Monaco, e siamo grati dell’amicizia di quelli che vengono dall’Italia, e della compagnia delle nostre famiglie. A tutti chiediamo un pensiero e una preghiera.
Il trucco c'è, e si vede inviato da Pietro, 25 aprile 2008 @ 10:41 Non si tratta di capire e riprodurre, ma solo di domandare che riaccada e di riconoscerlo. Questo è il trucco del cristianesimo. Altrimenti, anche tutto il fare quel che si deve fare, l’impegnarsi a fondo con la realtà, l’essere bravi là dove si è chiamati a stare, si riduce alla sterile esecuzione da bravi bambini del proprio compitino. Altrimenti non si capirebbe a cosa serve la Resurrezione e la Chiesa, il corpo e il sangue di Cristo.
Me ne accorgo in un periodo in cui il mio bel da fare ce l’ho, e neppure poco: due giorni alla settimana a Cadolzburg ad imparare il nuovo lavoro, il resto a Monaco a finire quello precedente, un battesimo da preparare, un trasloco da pensare, adesso questo fine settimana gli Esercizi. Si fa quel che si deve fare appunto. Ma che non sia sterile doverismo lo dimostra solo l’atteggiamento che uno ha, se si domanda che attraverso di quello riaccada e si dimostri palese che Cristo vince. Altrimenti, non si scopre nulla se non quanto siamo bravi noi. Che quando poi non lo siamo, e capita spesso, resta solo il rimpianto di un giorno sprecato.
La prima volta che sono andato a Cadolzburg, il lunedì giorno delle elezioni in Italia, ero pronto e carico: sapevo quello che dovevo fare, ho conosciuto le persone che lavorano lì, mi sono messo a studiare di buona lena, ho fatto quel che dovevo, la sera stanco ho rinunciato a farmi il viaggetto verso Norimberga a trovare l’amico del Movimento per starmene a letto e riposarmi per l’indomani (anche se a sentire per telefono i commenti a Porta a Porta), il giorno dopo di nuovo a studiare, due giorni di manuali perché è quello che dovevo fare, un po’ di irritazione di questi tedeschi che ne mancasse uno che non ti dice buon giorno, buon pranzo e buona serata, ma di più glielo devi strappare con le tenaglie, comunque lasciamo perdere, tanto li conosco, alle 18 di martedì ripreso il treno, finito quel che dovevo fare, si torna a casa. Seduto sul primo dei treni per rientrare a casa mi sono trovato a pensare: cos’è accaduto in questi due giorni? E la risposta che mi veniva era: niente di nuovo, niente che non sapessi già, perché non ho lasciato che accadesse. Credo sia il rischio della dittatura degli impegni: che diventano legge su quel che può succedere oppure no. E invece noi abbiamo bisogno che riaccada qualcosa di eccezionale, per poter dire sempre e di nuovo sì. Arrivato la sera stanco a Monaco, un panino alla stazione e poi scuola di comunità: non basta, forse addirittura a volte non serve capire tutto, dobbiamo avere un luogo dove vederlo riaccadere.
Non è facile, perché gli impegni ci sono comunque, e non è che possiamo o dobbiamo eliminarli. Ma lo spazio per l’ospite inatteso deve esserci sempre. Questa settimana sono tornato a Cadolzburg con questo giudizio in mente: non è che automaticamente accade qualcosa, ma è come se la tua disponibilità a lasciarti colpire ti permette di accorgerti di tutto quello che c’è. E allora, pur nello studio di altri due giorni, nel rapporto col tipo che ti spiega come si fa il layout di dispositivi a partire dalle specifiche del cliente, nell’atmosfera comunque diversa di un posto dove due colleghi lavorano fianco a fianco e poi mangiano ognuno la propria vaschetta senza neppure rivolgersi parola, uno chiede che Cristo vinca pure lì, e soprattutto vinca il mio non essere semplice, il mio pensare cosa vuoi che succeda? Perché coinvolgersi troppo, e per giunta dovendo farlo in tedesco, che quando è tecnico ancora passi, ma nelle conversazioni con dei franconi diventa ostico? Forse perché a volte è quello che non è previsto che dà senso e significato a quello che rientra negli schemi: come una chiacchiera durante il pranzo, sempre con le solite tenaglie, o un discorso prima di andare a casa col capo del marketing, che ti illumina sulle prospettive del tuo lavoro come neppure tanti manuali, o finalmente la cena con Marcelo (un paraguagio che fa la pasta per due italiani!! E la condisce con polpettine…) e l’amico Chicco, a parlare delle elezioni in Paraguay, di un dottorato sul Mersocur in Germania, delle proprie vite drammatiche eppure salvate, a volte addirittura sembra contro la propria voglia, con una libertà e una gratuità grandi da amici, cioè testimoni. Perché la nostra salvezza è in un Altro, neppure in quello di grande e buono che siamo capaci di fare. Altrimenti si può essere fortunati o meno, a seconda di quanto siamo bravi, o di chi vinca le elezioni, che sia un vescovo che decide di candidarsi per il bene del popolo ma contro il parere della Chiesa oppure il Popolo della Libertà che darà o meno spazio agli amici cattolici, anche nostri.
Non è, l’ho già detto, un discorso contro l’impegno, che anzi in questo periodo cerco di sottrarmi il meno possibile a tutto quel che c’è da fare. E’ solo che mi accorgo che se la legge dell’uomo religioso è Vivere il reale, questo non basta, è solo la condizione necessaria. C’è bisogno ci chiedere che accada qualcosa dentro il reale che ne trasfiguri la sua esistenza, la compia e me la renda mia quale che siano le circostante. E chiedere di riconoscerlo. Si chiama Cristianesimo. E’ quello che chiedo oggi partendo per Wertach, nell’Allgau, per i miei terzi e per ora ultimi (mai mettere limiti alla Provvidenza) Esercizi della Fraternità in Baviera. E’ quello che chiederemo sabato prossimo battezzando Michele. E’ quello che prego di scoprire ogni giorno. Solo così siamo sempre fortunati. Buon viaggio a tutti.
Si ricomincia inviato da Pietro, 13 aprile 2008 @ 19:54 In Italia si vota, e si attende che la vita politica ricominci, magari in modo nuovo. Noi abbiamo già detto cosa abbiamo ricavato da questa campagna, adesso attendiamo che qualcosa accada.
Ma per noi sopratutto comincia la nuova avventura: domani vado a Cadolzburg per iniziare il training per il nuovo lavoro, oggi ho chiamato il padrone di casa per annunciare il nostro andar via, stiamo prendendo accordi per i nostri primi mesi reitaliani in quel di Bergamo. Monaco è il presente, ma il futuro non lo vede protagonista. Sarebbe il tempo di un po' di malinconie, se le cose da fare non si rincorressero e non lasciassero spazio. Ci mancherà questa città, queste persone, in fondo anche questo lavoro: ma meglio così che andarsene senza rimpianti, che questa è la conseguenza di un giudizio positivo su quello che questi anni sono stati per noi. Abbiamo vissuto questa realtà dataci da vivere, e ci siamo lasciati coinvolgere. Adesso (beh, non proprio adesso, abbiamo ancora due mesi e tante cose da fare, ma capite bene) ce ne andremo con una certezza ancora più grande che quel che ci aspetta sarà per noi.
Per concludere, auguri a nonna Donatella!!!
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