to kalon
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Cronache di un periodo vagabondo/2
inviato da Pietro, 3 giugno 2009 @ 17:04

Cosa ho riscoperto alla fiera di Norimberga (26-28 maggio)

Che non son fatto per le fiere, cercare di vendere qualcosa o di scoprire cosa fanno i tuoi concorrenti. Ma è parte del tuo lavoro, quindi si impara. Anche qui seguendo chi sa farlo, e questo lo rende interessante.

Che l’amicizia non ha (sempre) bisogno della quotidianità, ma invece della serietà di fronte alla propria esperienza. Basta una rasches Bier dietro San Sebaldo per raccontarsi un anno di vita con l’amico Marcelo. E ringraziare con lui di essere su una strada con qualcuno che non ci lascia mai tranquilli.


Cronache di un periodo vagabondo/1
inviato da Pietro, 2 giugno 2009 @ 16:47

Cosa ho scoperto un weekend a Venezia (22-24 maggio)

Che Venezia è metafora della vita: a volte per scoprirne il bello, devi faticare a lungo. Ma se il cammino è fatto con amici (che ad esempio ti portano il passeggino con sopra il bimbo), allora diventa più facile.

Che il segreto della vita è obbedire alla realtà. Ma questo non è umano se non è fatto per un motivo affettivo, per qualcuno: scendere da casa tre volte per caricare il triplo dei bagagli nell’afa veneziana diventa liberante nella sua semplicità perché fatto per la propria famiglia. E che uno una chiarezza affetiva così desidera averla sempre.

Che i veneziani sono stati (spero siano ancora, e a giudicare dal Patriarca e da certi immigrati direi di sì) un gran popolo cattolico: hanno tenuto dietro al progetto di San Marco per centinaia di anni (vedi al cfr come esempi negativi San Petronio di Bologna e la cattedrale di Siena) e hanno partecipato a Lepanto. E poi – Ricci docet - hanno fatto anche i loro begli errori. Senza farsi determinare da essi, però: un popolo cristiano, appunto.

Che l’esperienza di un amico che vive lì, dove è finito a stare, al 200% come faceva quando eravamo entrambi a Roma ti dice che forse lamentarsi avrà anche delle ragioni, ma non ti dà il centuplo quaggiù.

Che gli amici son dati, e anche il loro rimanere. Quanto c’è da essere grati di una fraternità semplice che non ha bisogno di troppe esplicitazioni ma solo di essere.


Domani è già oggi o non è
inviato da Pietro, 9 maggio 2009 @ 23:21
Ho sentito l'altro giorno per radio la canzone dei 56 cantanti per l'Abruzzo. Sono un tipo sentimentale, e credo che l'intento fosse proprio quello di commuovere: io mi sono commosso. Probabilmente mi commuoveva anche il fatto di pensare a questo raduno di vecchie e nuove glorie: sono un tipo da amarcord.
Qualcosa però non mi tornava e sono andato a ritrovare il testo. E il sentimento ha lasciato posto, spero, al giudizio, e questa canzone non mi corrisponde: è una canzone del mondo moderno, dove la speranza è sempre nel domani, e l'obiettivo di fronte alle cose brutte è dimenticare. Questo può commuovere ma alla fine lascia il tempo che trova. Perchè io voglio una speranza che sia nell'oggi, nell'ordinario come nello straordinario, e che il dolore e la fatica, pur con l'inevitabile scandalo che sono, siano riconosciuti come passi del cammino al destino.
Una preghiera per il viaggio del Papa in Terrasanta. C'entra con quanto sopra.

Scoperte di padre
inviato da Pietro, 7 aprile 2009 @ 23:01

Credo che per l’uomo davvero realista l’esperienza dei primi mesi di un figlio sia una di quelle che più faccia capire cosa vuol dire un dono gratuito. Prima cioè che l’intervento della azione educativa, nonostante sia sempre di fronte alla libertà dell’altro e quindi in fondo non dipendente da te, possa farci pensare che quello che un figlio diventa possa dipendere un poco anche da te, nel bene e nel male.

Invece i primi mesi, a partire dal concepimento e lo sviluppo nella pancia e poi i primi mesi di vita, le piccole scoperte, i dentini, l’andare a carponi, il camminare, il parlare, tutto avviene senza che tu possa deciderlo, immaginarlo, programmarlo, influenzarlo se non minimamente. E’ quello che ci è successo e sta ancora succedendo con Michele, una sorpresa continua e avvenimenti uno dopo l’altro. E ‘ un qualcosa di cui essere grati, anche perché avviene quello che uno spera nel modo stesso in cui lo sperava, e questo non è mai scontato. Questa settimana poi ha portato due grande novità: prima la conferma (al 95%) che il secondo figlio sarà una figlia, e quindi via alla gioia famigliare e alla ricerca del nuovo nome. Poi, e questo è fresco fresco del 4 aprile, i primi passi indipendenti e decisi del piccolo grande cicciottello (con annesso aumento dei timori e delle cose che arrivano alla sua portata esploratrice-distruttrice).

Viviamo la Settimana Santa, e ci sarà qualcosa di grande di cui essere grati. Noi la affrontiamo pieni di quella letizia e gratitudine che sorge da quello che ci sta accadendo con questi due figli. L’esempio più grande che siamo voluti bene al di fuori dei nostri meriti.


L'ultimo nemico ad essere sconfitto sarà la morte
inviato da Pietro, 6 aprile 2009 @ 21:34
Le immagini della tragedia di oggi scorrono. L'abbiamo saputo dalla telefonata di mio cognato stamattina che ha svegliato tutti tranne il sottoscritto già sul'uscio di casa. E' un mistero grande, come sempre quando qualcosa di così grave, imprevedibile e apparentemente ingiusto accade. Mi colpisce, grato, che la reazione del nostro popolo è quella di abbraccio: gente che vuole mettersi a disposizione, offerte, uno sguardo commosso. Il che vuol dire, anche se non tutti ne sono consci, che siamo un popolo cristiano.
E siamo all'inizio della Settimana Santa: il mistero drammatico resterebbe solo grido angosciato di un perchè se Uno non avesse preso su di sè il dolore degli uomini fino a morirne in croce. Prego che per tanti colpiti da questa tragedia lo Spirito susciti questa memoria, che, sola, seppur non consolare può almeno pacificare.