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Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususitititusititfritcnititusit

Paternità
inviato da Pietro, 19 dicembre 2007 @ 14:04

Due anni di blog, ma non vi preoccupate, non mi riferisco a questo tipo di paternità. E’ solo che (banalità delle banalità) ogni anniversario porta a ricordare e ripercorrere quel che è successo nel tempo passato dall’ultimo anniversario, e direi che la cosa più grossa di quest’ultimo anno è successa in un giorno non meglio definito del giugno scorso.
E’ una cosa strana questa paternità, soprattutto perché uno può immaginare quel che vuole ma non sa cosa aspettarsi. Di questo Puntino ormai cresciutello (l’ultima visita lo dà perfetto nella norma, più di un chilo di peso, un nasino bello come quello del suo papà) mi sto accorgendo in maniera sensibile (cioè percepibile anche coi sensi) solo nell’ultimo mesetto, da quando i suoi calcetti-pugnetti-gratti sono ben evidenti, si sentono anche con la mano sul pancione e non solo come movimenti che fanno sussultare la sua mamma.
E ‘ una cosa strana, perché a volte mi sento come in colpa, come il solo fatto di aspettare un bambino (o meglio di averlo già presente ma non sempre evidentemente visibile) chiedesse di dover fare qualcosa, di dover pensare diverso. Invece, probabilmente per questa vita lavorativa sempre un po’ precaria, un periodo di viaggi  continui (9 voli negli ultimi tre mesi, anche se sempre in direzione italica, e stasera si torna a Roma, ma poi di nuovo in treno per Trieste, a firmare un contratto per i prossimi sei mesi), sono stato preso dalle solite preoccupazioni quotidiane, sono andato avanti quasi come se niente fosse, e uno si chiede se magari avrebbe dovuto far qualcosa di speciale, a parte pregare e affidare la salute del nascituro a Chi ce l’ha donato.
E’ una domanda grossa, come quella del futuro, più grossa delle semplici preoccupazioni della cose da fare, che pure ci sono e neppure poche: kinderwagen a prova di neve tedesca, fasciatolo Ikea, lettino da cercare, corso preparto tutto in tedesco per Anto, visita alla Klinik del parto con vista sul pratone dell’Oktoberfest (per una nascita in perfetto stile monachese), ricerca di un’ostetrica per le visite a domicilio la settimana del rientro a casa (qui funziona così, e tutto sotto mutua…).
Ma in fondo quello che più è evidente è che si tratta di un’attesa: attesa di qualcosa che già c’è, ma che si attende che si palesi in un modo più evidente e coinvolgente (e se uno ci pensa un secondo, anche un po’ preoccupante…). E la cosa più bella è l’occasione di poter vivere così proprio nel periodo dell’anno di Attesa per eccellenza, l’Avvento: come ci ricordava don Romano al ritiro due domeniche fa, anche qui non è attesa di qualcosa che non si conosce, che deve venire per la prima volta. E’ attesa di Colui che è venuto e viene, per aiutarci ad essere davvero padri, lavoratori, uomini.

Siamo in partenza per tornare a Roma, da adesso fino all’Epifania in Italia, da una o dall’altra famiglia. Auguro a tutti di vivere intensamente questo periodo, che possa essere il segno di come vivere sempre. E per il blog, non c’è due senza tre….


18 dicembre
inviato da Vito, 18 dicembre 2007 @ 00:02
Volevo scrivere un post "impegnato" per il secondo compleanno del blog. Dopo averci provato per un'ora, mi sono reso conto che venivano fuori soltanto delle frasi di una tristezza devastante e una pesantezza esagerata. Ve le risparmio volentieri. Ci penserà il mio compare a trovare le parole giuste, visto che ha già preannunciato un post spumeggiante!

Vi sottopongo piuttosto il nuovo template del blog, coniato per l'occasione. Ecco, in realtà io e Pietro avevamo già brindato a Milano con una settimana di anticipo. Lo so che porta male, ma quando ci si vede più o meno una volta ogni sei mesi, bisogna fare di necessità virtù.

Parliamo di famiglia...
inviato da Pietro, 30 agosto 2007 @ 10:51

Parlare della famiglia in Germania è qualcosa che rischia di diventare equivoco: hanno tutti bene in mente la famigghia di Padriniana memoria, e ridicolizzano l’essere un po’ mammoni degli italiani con l’appellativo Hotel Mama dato a quelli che ad una certa età (definita non si sa da cosa) restano ancora a godersi la pensione completa della propria genitrice.
Come che sia, quando ci si trova a 1000 km scarsi dalle proprie di famiglie, funziona come per la propria patria: il distacco te la fa sentire più importante, la mette nella giusta luce. Alla faccia di chi dice lontano dagli occhi, lontano dal cuore: per certe cose non è la distanza che conta, ma il giudizio di valore. Penso alla nostra amica uruguagia in viaggio di piacere per l’Europa (una tradizione dei laureati in economia uruguagi, racimolano soldi vendendo i biglietti di una lotteria di lusso e poi passano qualche mese in giro per il mondo: i nostri due, Agustin e Maria, si sono fatti solo due mesi a spasso per il Vecchio Mondo), a quando l’abbiamo messa in contatto con Skype col fratello e poi colla madre a Montevideo, nmila km lontano, e una stagione diversa: la gioia di sentirsi a casa.

Ben vengano le mail, ben vengano le webcam e Skype, ma il rapporto umano rimane insostituibile.
Per questo siamo stati lieti di accogliere i miei nella loro visita qui in terra bavarese alla fine di luglio, a cavallo del loro 33simo anniversario: la prima volta, e non solo per questo qualcosa di cui essere grati. Non deve essere stato facile, e sicuramente nonostante le nostre amorevoli cure, anche un po’ faticoso: lo Schweinebraten non è qualcosa per stomaci delicati, e la Weissbier non si adatta a palati (e a fegati) non più avvezzi neppure al vino.
Per questo, inoltre, il ritorno in Italia è ormai sempre un rientro in famiglia. E quando se ne hanno due, si tenta il rientro doppio. O si festeggia insieme l’Assunzione, e si ringrazia del legame vero che si è creato fra i genitori miei e quelli di Anto, dove la forma dell’unione delle nostre due famiglie è diventata la sostanza di un rapporto sincero, cordiale e affettuoso: si perde un figlio, si guadagna un’altra famiglia.

Perché la famiglia, mi rendo conto, è una delle realtà più importanti che ci è data da vivere: non è solo l’ambiente iniziale che ti è dato, e nel quale si è introdotti alla realtà attraverso l’esempio dei genitori e parenti. E’ anche e soprattutto la più immediata forma di esperienza di una società vera, che non si basi su regole e formalismi, ma su un rispetto e un’attenzione che nascono dall’affetto per l’altro prima che da un dovere. E poiché si impara solo dall’esperienza, è da qui che uno può imparare cosa vuol dire società al di fuori di astrazioni o di lezioni sul quieto vivere.
E’ la famiglia la prima cellula sociale dove i bimbi vengono curati, gli anziani accuditi, gli sposi riamati, i parenti sostenuti, le esperienze trasmesse, le tradizioni tramandate, gli errori corretti. E’ per questo che va difesa, sostenuta, incoraggiata.
A me è capitata la fortuna di nascere in una famiglia così: non una famiglia perfetta, senza pecche, ma una famiglia umana, vera, dove quel che elencavo prima è stato dettagliato negli avvenimenti della vita. E di accorgermi che ognuno dei suoi appartenenti è una ricchezza per me, non foss’altro come sorpresa e scoperta continua: per citare solo gli avvenimenti dell’estate penso alla zia Franca, da poco passata a miglior vita, che ci ha voluto bene attraverso tutta la storia anche drammatica della sua e della nostra vita; agli zii Giulia e Moreno, di cui siamo col collega Vito debitori di un’infornata di testimonianze della verità nel mondo classico; al cugino Ernesto, di cui sono ancora in debito di un post; a Carlo e Fra, e a discussioni serotine nel giardino di Lavinio che dettano il passo di un’intera stagione.
E di avere poi ancora la fortuna di acquistarne un’altra di famiglia così, attraverso Anto e il nostro matrimonio. Che l’essere accolto a casa a Li Ciocciò, siano essi superiori o inferiori, non è cosa da considerare secondaria comunque.
E’ riconoscendo questo che ci si accorge quanto la parola fortuna coincide colla verità di quel che si desidera, che si capisce che essa coincide colla parola grazia (in tedesco, Glück vuol dire sia fortuna che destino…). E si è ancor più lieti e sereni di attendere insieme l’arrivo di un nuovo membro in famiglia: perché Puntino sta crescendo, si fa notare e già mette in subbuglio una vita che comunque piatta non era.


Idee cercansi
inviato da Vito, 29 luglio 2007 @ 00:17
A distanza di mesi, ci sono ancora decine di persone che arrivano su questo blog cercando istruzioni per impagliare le sedie... istruzioni che ovviamente qui non troveranno. Adesso poi, vista la bella stagione, c'è anche chi cerca "giochi d'acqua da fare ad un compleanno". Be', niente da dire. Internet può servire anche a farsi dare suggerimenti pratici di questo tipo.

Poi ci sono quelli con le idee bizzarre, tipo "spostare le nuvole", "la moglie di zichichi", "pannella fascista". Qualcun altro invece punta più in alto, e va dritto alle grandi domande: "cosa è lo Spirito Santo", "ingegnere si nasce o si diventa".

Mi lasciano davvero perplessi, invece, quelli che cercano: "rime x 25 anni di matrimonio", "auguri per futuri preti", "lettera ad un'amica che si sposa", "cosa vorresti dire ad una donna per conquistarla", e altre frasi di questo tipo (ne trovo davvero tante). Io resto dell'idea che in questi casi, quando non si sa cosa dire, sia meglio tacere. E' già così difficile farsi prendere sul serio quando si hanno le idee chiare, figurarsi quando ci si riduce a prenderle in prestito da Google...

L'alfabeto del blogger /10
inviato da Vito, 21 giugno 2007 @ 10:47
J come Juventus

Cosa c'entra? Non lo so: è la prima parola con la "J" che mi è venuta in mente. Perché quando si ha un blog c'è anche questo rischio: quello di voler forzare, di voler scrivere a tutti i costi. Magari la tentazione di fare un post solo perché c'è un argomento di cui parlano tutti, anche se non si riesce a mettere le proprie idee in una forma comprensibile a un altro essere umano, o addirittura se una propria idea neanche la si ha.

Ma succede anche ai giornali. Oggi il sito del Corriere della Sera, parlando degli esami di maturità, titola: "Il tam tam in rete: Seneca per il classico, problemi di analisi e trigonometria al liceo scientifico". Passi per Seneca, ma la seconda parte è chiaramente una non-notizia. Da che mondo è mondo, il compito del liceo scientifico è costituito al 90% da problemi di analisi e trigonometria. Non vedo cos'altro avrebbero potuto aspettarsi i malcapitati maturandi...

(10 - continua)