to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususitititusititfritcnititusit

Visite
inviato da Pietro, 4 agosto 2007 @ 18:51

Amici uruguagi in visita per due giorni, l’ospitalità è qualcosa che ci è stata insegnata da piccoli dall’esempio dei nostri genitori. Anche quando avrebbe forse fatto piacere riposarsi un po’…
Su loro richiesta, e prima o poi si doveva fare, visita a Dachau. E’ una botta allo stomaco, l'evidenza della possibilità di male che c'è nell'uomo. Non si può liquidare dicendo è stato un caso particolare: c'è bisogno (sempre) di qualcuno che ci liberi dal male.

Crematorio: pensate a come noi qui siamo morti


La vita degli altri
inviato da Vito, 16 aprile 2007 @ 23:36
Dopo due nomination sfumate per altrettanti validi film ambientati nel periodo nazista (Der Untergang e Sophie Scholl), quest'anno il cinema tedesco ha potuto festeggiare l'Oscar per il miglior film straniero. E poiché quello germanico è un popolo che tra le tragedie della storia ha solo l'imbarazzo della scelta, Das leben der anderen racconta una vicenda più recente ma non più allegra, quella della DDR.

"La vita degli altri" è quella che Gerd Wiesler, per conto della Stasi, deve tenere sotto controllo, attraverso sofisticati sistemi di intercettazioni ambientali installati all'insaputa dei sorvegliati. Ma al freddo funzionario, abituato a condurre interrogatori con metodi disumani e a far leva sulla pressione psicologica per ottenere le confessioni più impossibili, capiterà qualcosa di imprevedibile quando gli sarà affidato l'incarico - apparentemente banale - di spiare il drammaturgo Georg Dreyman [qui la trama completa, finale incluso].

La nota più evidente del film è senza dubbio il cambiamento di Wiesler, nel suo atteggiamento rispetto al regime comunista e soprattutto di fronte alla vita; tuttavia sarebbe riduttivo fermarsi qui, a un lieto fine un po' moralistico, che poi tanto lieto neanche sarà. C'è qualcosa di più profondo e interessante nel modo in cui questo cambiamento avviene: il fatto che le vite di Wiesler e Dreyman resteranno per sempre segnate l'una dall'altra anche se i due, per tutto il film, non si parleranno mai. Ed è anche qualcosa di un po' misterioso di cui ognuno, nel suo piccolo, può fare esperienza: ci si può trovare la vita cambiata da una persona, senza che si abbia mai avuto l'occasione di farglielo presente.

Non a caso il vibrante finale suggerisce un altro tema che fa pensare, quello della gratitudine. Ma questo ci porterebbe ad anticipare troppo a chi non ha visto il film, che è nelle sale italiane in questi giorni. Già, non tutti sono così masochisti da sorbirselo in lingua originale come ha fatto il sottoscritto. Anzi, in verità ho già in caldo un altro bel film auf Deutsch, di cui spero di parlare a breve...

Pasqua in Baviera
inviato da Pietro, 15 aprile 2007 @ 23:52

Con un po’ di ritardo ma sempre in tempo, qualche nota di colore sulla prima Pasqua bavarese:
niente veglia alle 5 di mattina, messa alla Ludwigkirche (vedi foto 1) con un’aggiunta finale di Osternlachen  (sorriso pasquale): barzellette raccontate dal pulpito subito dopo la benedizione…la Germania si rivela ancora una volta terra diversa;
menù senza abbacchio arrosto, ma solo costolette di agnello, lasagne e arrosto di maiale, innaffiate da rosso di Montalcino. Abbastanza per santificare la Pasqua, con aggiunta di Osternhasen ( conigli pasquali) di cioccolata;
pasquetta on the road, con Messa ad Altoetting, visita al paese natale del Papa (foto 2 e 3) e poi pranzo a Burghausen (foto 4), sul confine austriaco (foto 5, sul ponte di confine), e passeggiata nel castello più lungo d’Europa. La presenza di Thomas decisiva per completare l’atmosfera bavarese;
la scoperta che la rivalità biancazzurra e giallorossa dura da più di quanto pensato (foto 6);
di contorno, un tempo bavarese favoloso, che rende questa terra particolare: tutto ad hoc per la visita di fratello e cognata, speriamo soddisfatti e desiderosi di tornare (e magari portarsi dietro altri parenti…). 

Poi si è tornati al lavoro, e le solite preoccupazioni sono tornate apparentemente a farla da padrone. Quello che scrivevo giovedì scorso si dimostra davvero attuale, e l’avvenimento della Pasqua davvero mi accorgo che non può essere solo l'atto formale di un devoto ricordo: deve sempre risorgere, perché ci serve sempre presente. Grazie a tutti quelli che in questo strano mondo dei blog aiutano a farne ogni giorno memoria.






House, Haus, Casa
inviato da Vito, 27 gennaio 2007 @ 20:08
Lo confesso: non ho mai visto il Dr. House. Probabilmente a causa della mia innata spocchia che mi fa guardare con sospetto tutti i fenomeni modaioli. Sicuramente anche per la mia insofferenza rispetto all'idea di stare un'ora fermo da solo davanti alla TV, per giunta a orari prestabiliti e soprattutto senza addormentarmi. Fatto sta che è arrivato il momento di aggiornarsi, e ho stabilito che inizierò a guardare le puntate della prima serie in inglese. Almeno, in questo modo ho dato all'operazione una parvenza di giustificazione linguistica.

Ovviamente, prima di buttarmi nell'impresa ho raccolto un po' di informazioni. Tanto per cominciare, ho scoperto che in Italia è appena partita la terza serie, mentre in Germania non si è ancora arrivati a metà della seconda. La cosa è meno banale di quanto sembri. I tedeschi ci bruciano sempre di gran lunga sulle date di uscita dei film nelle sale, ma sembrano molto meno pronti a recepire le novità televisive e musicali (emblematico il caso di Dragostea Din Tei, tormentone in Italia già dalla primavera 2004, ma arrivato a Monaco con diversi mesi di ritardo).

La versione tedesca di Wikipedia, inoltre, fornisce una chicca che non trova riscontro nella pagina italiana né in quella inglese, cioè l'elenco delle analogie tra il Dr. House e Sherlock Holmes, che a questo punto sono abbastanza ansioso di verificare (nonostante le mie scarse letture di Conan Doyle risalgano ormai a diversi anni fa).

Infine, pare che in America la rete televisiva Fox, visto il successo della serie, volesse modificarne l'orario di trasmissione passando dalle 21 alle 20, in uno slot di maggior prestigio sulla East Coast (tanto che il piano è saltato soltanto a causa del notevole successo conseguito a sua volta dal programma che avrebbe dovuto essere rimpiazzato da House). La prima osservazione è che in Italia, al contrario, i programmi di prima serata stanno scivolando inesorabilmente verso le 21.30, spingendo di conseguenza la seconda serata a orari impossibili. La seconda osservazione è che in un Paese che comprende quattro fusi orari la programmazione dei palinsesti televisivi non deve essere cosa da poco.

Gita ausserhalb Tor
inviato da Pietro, 22 gennaio 2007 @ 20:28

Quando fu fondata, era il confine nord dell’Impero Romano: Marco Aurelio ne fece un fortilizio, un castra (senza neppure usare cemento, come raccontano meravigliate le guide turistiche). Dal tardo 700 divenne sede vescovile, e la presenza del più importante ponte sul Danubio la rese la città più importante della Germania meridionale. Sede di tre abbazie romaniche, il suo duomo (dedicato a San Pietro, per la cronaca) rappresenta la più alta espressione di gotico in Baviera.
Con la Riforma, il comune passa ai luterani, ma il vescovo resiste, e così le tre abbazie. Per la presenza congiunta di 5 voti alla Dieta Imperiale, ne diventa la sede, e tale resta fino alla fine del ‘700. Fra i tanti avvenimenti storici che qui hanno la ventura di accadere, gli inciuci fra Carlo V e la madamigella Barbara, da cui nacque quel don Juan che tanto ebbe da dire a Lepanto. Dalla fine dell’Impero e con l’annessione al regno bavarese inizia il suo declino.
Intanto, uno dei suoi monasteri è stato riconvertito in residenza da una delle famiglie tedesche + importanti, i Thurn und Taxis (di origine lombarda, Torri e Tassi!!!), i detentori del monopolio postale sul territorio dell’impero fino all’800 (nonchè, il che non è meno importante, imparentati in seguito con Sissi).
Oggi è una bella cittadina di provincia, sul confine fra la Baviera vera e propria e la Franconia, sede universitaria. Uno dei suoi professori emeriti, attualmente all’estero causa carriera, ha recentemente qui tenuto una lectio magistralis sul rapporto ragione-religione, che ha destato a dir poco scalpore in tutto il mondo civilizzato e non.

Il suo nome? Se ci siete arrivati prima dell’ultimo capoverso, allora conoscete un po’ di storia e molto di Germania. Se vi è balenato proprio alla fine, vuol dire che almeno tenete i contatti col mondo. Se ancora serve che ve lo dica, ponetevi il problema di usare meglio della possibilità di girare per il web. Comunque, viene da Regen (il fiume alla cui confluenza col Danubio essa sorge) e Burg (tedesco per town).
Noi ieri ci siamo andati a fare una gitarella, approfittando della pausa fra Kyrill e i <-15°C attesi da giovedì. Un’occasione per fare un po’ più nostra questa Baviera, per godersi la compagnia di amici e per gustare una volta di più la bellezza della storia e dell’arte europea. Insomma, santificare le feste.