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Senti nell'aria c'è già... inviato da Vito, 17 novembre 2007 @ 20:51 Wikipedia, così come Youtube, è spesso al centro di vivaci polemiche. La possibilità data a chiunque di inserire informazioni senza controllo è vista spesso come una potenziale "bomba" mediatica. A onor del vero, lo staff di Wikipedia si sta adoperando per segnalare in modo molto visibile tutte le voci ritenute poco obiettive. E' evidente che anche questo modo di procedere ha i suoi limiti, e non può certo essere sufficiente perché non fa che spostare il problema dalla massa dei contributors ad una élite di controllori. Per fortuna ciascuno di noi ha a disposizione uno strumento potentissimo, per quanto non infallibile: una ragione che, se esercitata a dovere, ci permette di vagliare quello che leggiamo e decidere quanto possiamo considerarlo affidabile. Personalmente, ho trovato molto spesso su Wikipedia delle ottime spiegazioni su argomenti tecnici e scientifici, come anche delle completissime statistiche sulla storia del calcio. Su altri argomenti, però, si sfiora il ridicolo. E' il caso di andare a leggere cosa riporta Wikipedia alla voce "Felicità". La Felicità è una condizione (emozione) fortemente positiva, percepita soggettivamente, sempre secondo criteri soggettivi.
Proprio così, la felicità sarebbe solo un'emozione. E così la mia felicità non potrebbe che essere diversa dalla tua. La prima domanda, di fronte a questa delirante definizione, è se si tratti dell'opera di un isolato teorico da strapazzo, oppure se non sia piuttosto il sintomo del significato che la mentalità comune odierna dà alla felicità. Vi risparmio il resto dell'articolo, che ciascuno, se proprio vuol farsi del male, può leggere autonomamente (da brividi il nesso tra felicità e privacy). Torniamo alla nostra domanda. Per provare a fornire una risposta, è il caso di andare a spulciare le altre versioni internazionali di Wikipedia. Partiamo ovviamente da quella inglese: Happiness is an emotion in which one experiences feelings ranging from contentment and satisfaction to bliss and intense joy.
La felicità è un'emozione in cui un individuo fa esperienza di sentimenti che spaziano dalla contentezza e dalla soddisfazione alla beatitudine e alla gioia intensa. Un gran calderone, probabilmente con un orizzonte un po' più ampio rispetto alla versione italiana e con meno enfasi sull'elemento soggettivo, ma nel quale comunque la parola chiave resta "emozione". Qui iniziamo un po' a preoccuparci, perché la versione inglese di questo articolo è letta da migliaia di persone al giorno. Non che le emozioni non abbiano la loro bella importanza nella vita, ma si può ridurre la felicità a un'emozione? O a un elenco, per quanto lungo, di emozioni, come nella famosa canzone di Al Bano e Romina? Le emozioni non possono che essere soggettive, su questo non c'è dubbio... ma possiamo davvero desiderare di essere felici da soli? Passiamo al tedesco. Qui la cosa si fa più complicata, perché la parola Glück vuol dire felicità, ma anche fortuna. Glück kann einen Vorgang meinen, in dem jemanden unverhofft etwas Positives widerfährt („Glück haben“), einen Moment des Wohlgefühls bezeichnen („glücklich sein“) oder sich allgemeiner auf ein gelingendes Leben beziehen (über einen längeren Zeitraum „glücklich sein“).
La parola "Glück" può significare un evento in cui a qualcuno accade in modo insperato qualcosa di positivo, può identificare un momento di benessere, oppure riferirsi più in generale ad una vita di successo. Qui c'è un elemento che è opportuno mettere in evidenza, e cioè che indicando con la stessa parola la fortuna e la felicità, si finisce indirettamente per affermare che la felicità è qualcosa di insperato e indipendente dai propri sforzi. E' un'apertura indiretta all'opera di un Altro, e certamente questa è una delle parola più affascinanti della lingua tedesca. Wikipedia, però, sembra quasi non accorgersene e preferisce restringere il campo della felicità a quello del "successo" e della riuscita. Ma almeno non si parla di emozioni, se non nel prosieguo dell'articolo. Forti della recente esperienza madrilena, attacchiamo anche la versione spagnola. La felicidad es una situación involuntaria en la que los factores internos y externos interactuan activando el sistema límbico, que estimulado adecuadamente, informará de este estado anímico.
La felicità è una situazione involontaria in cui i fattori interni ed esterni interagiscono attivando il sistema nervoso, il quale, stimolato adeguatamente, informerà di questo stato d'animo. Una gran brutta sorpresa: avevo iniziato questa rassegna pensando di scrivere un post sull'individualismo e il sentimentalismo, e invece questa definizione ci porta - purtroppo - ai margini un altro baratro: quello del più bieco materialismo. Di male in peggio. Siamo ormai all'ultima spiaggia delle mie conoscenze linguistiche. Le bonheur est un état durable de plénitude et de satisfaction, état agréable et équilibré de l'esprit et du corps, d'où la souffrance, l'inquiétude et le trouble sont absents. C'est aussi le constat et l'appréciation de la possession d'éléments matériels et immatériels (la famille, l'amour, l'estime de soi et des autres) accompagné d'une volonté de se réaliser soi-même au travers de projets.
La felicità è uno stato durevole di pienezza e di soddisfazione, stato piacevole ed equilibrato dello spirito e del corpo, da cui la sofferenza, l'inquietudine e la confusione sono assenti. E' anche la constatazione e l'apprezzamento del possesso di elementi materiali e immateriali (la famiglia, l'amore, la stima di sé e degli altri) accompagnata da una volontà di realizzare se stessi attraverso progetti. Un sospiro di sollievo. Forse al mondo c'è ancora qualcuno che non si accontenta di provare emozioni, né di stimolare il suo sistema nervoso, ma vuole davvero essere felice. Piccolo grazie alla Cina e al nostro Pater inviato da Pietro, 1 novembre 2007 @ 20:54 Speriamo Internet serva ad aprire quel paese che il mondo (ragionando puramente in termini economici) è pronto ad accogliere senza chiedere condizioni, a concedergli di ospitare le Olimpiadi e magari accettare le sue di condizioni. Perchè un mercato di un miliardo e mezzo di persone buttalo via...Ma oggi li vado a ringraziare, almeno le tv via internet di Shangai, perchè mi hanno dato la possibilità di vedere il derby di ieri sera, ed era spettacolo che valeva la pena. Sempre più incredibile quello che si può fare nel ventunesimo secolo... E dato che non di solo calcio vive l'uomo, ringraziamo anche di avere l'occasione del nostro personale Pater benedettino, che ci fa festeggiare Ognissanti nella chiesa ad essi dedicata, ce ne racconta la Storia (sopratutto il perchè il popolo è giunto a chiamarla Kreuzkirche) e ci fa sentire una volta di più un po' a casa in questa Monaco che sta incominciando a dare il benvenuto al freddo invernale. In attesa di lunedì... Crossing inviato da Vito, 14 settembre 2007 @ 22:42 "Non ci si libera di una cosa evitandola, ma soltanto attraversandola".
(Cesare Pavese) Questa frase così bella (perché vera) è il motto che gli amici di Crossing hanno scelto per il loro sito. Crossing è un portale che raccoglie alcuni blog e un forum in cui si discute di attualità, musica, cinema, sport, tecnologia. Da oggi il nostro blog si è "gemellato" con Crossing, e consigliamo a tutti di farci un giro! L'alfabeto del blogger /8 inviato da Vito, 11 marzo 2007 @ 14:23 H come Human Homo sum, humani nihil a me alienum puto: sono uomo, credo che niente di ciò che è umano mi sia estraneo. La celebre frase di Terenzio sarebbe già di per sé un ottimo motto per il blog, e non per niente una nostra amica blogger ne ha scelta una versione "ridotta" come titolo del suo. Ma cosa vuol dire umano? Mi veniva in mente l'altrettanto celebre domanda del Salmo 8: Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Non se ne abbia a male un altro nostro abituale lettore, ma una risposta che ci piace l'ha data lui: L'io, l'uomo, è quel livello della natura in cui essa si accorge di non farsi da sé. Così che il cosmo intero è come la grande periferia del mio corpo senza soluzione di continuità. Si può anche dire: l'uomo è quel livello della natura in cui la natura diventa esperienza della propria contingenza. L'uomo si sperimenta contingente: sussistente per un'altra cosa, perché non si fa da sé. Sto in piedi perché mi appoggio a un altro. Sono perché sono fatto.
(da Il Senso Religioso) L'uomo si differenzia dagli animali, o dalle macchine, proprio perché è in grado - e non può farne a meno - di stabilire un rapporto di dipendenza con la realtà: con gli altri uomini, con le cose, con il "cosmo intero", ultimamente con Dio. La caratteristica che distingue l'uomo è la ragione, che in latino si dice proprio ratio, cioè rapporto, come riassumeva Berlicche l'altro giorno. Cosa c'entra tutto questo con il blog? Avete mai sentito parlare di CAPTCHA? Questa chilometrica sigla significa Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart, cioè "test di Turing completamente automatico per distinguere i computer e gli umani". Perché anche il blog, nel suo piccolo, a volte deve chiedersi "Cos'è l'uomo?". Infatti esistono dei simpaticoni che si divertono a scrivere dei programmi che sono in grado di girare per i blog e bombardarli automaticamente con decine e decine di commenti di informazioni pubblicitarie: il famoso spam. Nei giorni scorsi è successo anche a noi di essere subissati di questi commenti, che ho provveduto poi a cancellare manualmente. Le piattaforme di blog più famose, come Splinder e Wordpress, utilizzano tecniche anti-spam più evolute, mentre il nostro blog, che ho preferito costruirmi da solo, era inevitabilmente vulnerabile a questo tipo di problema. Come si fa, allora, ad assicurarsi che chi invia un commento sia davvero un essere umano e non un computer appositamente programmato? Qui entrano in gioco questi famosi CAPTCHA. La forma più semplice consiste nel chiedere all'utente di inserire un codice di controllo, ricopiandolo da un'immagine in cui oltre a tale codice compaiono elementi grafici di disturbo. Infatti, un computer può trovare facilmente i campi da riempire con il messaggio da inviare e le altre informazioni (link, nome). Ma poiché non è dotato di ragione, va in crisi se gli si mette davanti un'immagine di questo tipo e gli si chiede di estrarre il codice alfanumerico dal "rumore di fondo", cosa che al contrario per un utente umano è questione immediata. È anche vero che le tecniche di intelligenza artificiale fanno passi da gigante: i programmi diventano sempre più complessi, e sebbene non sia banale, iniziano a essere in grado di superare questi controlli. Ma ipotizziamo che un programma sia scritto per decifrare i codici come quelli che ho inserito nel nostro blog. Basterà variarli di poco, ad esempio ruotando le lettere e le cifre, o inserendo qualche linea di un altro colore, e probabilmente il programma sarà di nuovo in difficoltà, e avrà bisogno di essere modificato per gestire la nuova situazione. La ragione umana, invece, certamente può e deve essere allenata, ma il bello è che non ha mai bisogno di essere riprogrammata. È data una volta per tutte: poi tutto sta ad usarla! (8 - continua) L'alfabeto del blogger /6 inviato da Vito, 27 gennaio 2007 @ 15:31 F come Firefox Cari lettori, l'ho già detto più di una volta: questo blog è ottimizzato per Firefox, ed è anche grazie al blog che ho scoperto l'ottima qualità di questo browser. Niente di drammatico se utilizzate il famigerato Internet Explorer, però sappiate che è in agguato qualche piccola incoerenza grafica. Il mio consiglio spassionato è comunque di scaricare Firefox. (6 - continua) |