to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) ususususususitititusititfritcnititus

Tempo di ricorrenze
inviato da Pietro, 15 luglio 2007 @ 23:51

Il discorso di Vito di qualche giorno fa disquisiva della strada, della dimensione spaziale del nostro camminare umano. E’ tema per altri discorsi, varrà la pena di farli; ma oggi voglio parlare dell’altra dimensione, che a volte è anche più importante. Parlo del tempo, quella cosa che, si diceva l’altra sera a cena di un’amica, è davvero una delle cose più importanti che abbiamo; o almeno ci sembra di avere, che in questo caso il nostro possesso sembra a volte effimero.
E l’occasione per parlarne viene dall’accavallarsi di una serie di ricorrenze: perso nei meandri di un lavoro a volte ostico e un po’ confuso, non mi sono lasciato il tempo (e daie!) di parlarne meglio, e sarebbe un peccato, perché ogni ricorrenza è occasione perché il ricordo, o il guardare al tempo passato, diventi giudizio e ricchezza vera per il futuro. Altrimenti è solo sentimento, è bello e vero per il momento di un finale di film, di quelli che mi fanno piangere, ma poi scorrono i titoli di coda, passa il giorno, e tutto scorre come prima.
Non c’è un ordine di importanza, si definisce da sé: scrivo come viene, che spesso è il meglio.

Sono due anni che sono in Germania: possono sembrare pochi, ma è una vita. Se rivedo questo secondo anno poi mi accorgo che ricchezza di novità e di apertura è stato l’arrivo di Anto, connesso sicuramente al diventare più mio di questo posto, perché legato più oggettivamente alla vocazione della mia vita. Il tedesco avanza, anche se a tentoni e con meno disciplina del necessario, e alcune cose vanno ancora sistemate per bene, evitando di continuare ad usare la scusa del Tanto non sappiamo quanto si deve restare. Mi (ci) stiamo giocando questo nostro stare in Germania, e vale la pena farlo fino in fondo. Parte della ricchezza che è stato questo tempo è legata al rapporto con gli amici: è una cosa strana, misteriosa, a volte difficile, perché chiede di accettare il mistero che l’altro è, così com’è, senza pretendere censure o adattamenti (che in fondo comunque è quello che chiediamo anche noi a chi amico nostro vuol essere). Io sono stato fortunato, e le fortune non finiscono mai, che ogni nuovo arrivo è una scoperta in più (e per ogni partenza, misteriosamente ma sempre più certamente, non si perde niente). Se poi si tratta di Ilaria, è una certezza e un sostegno. Oggi siamo tornati ad Altoetting, la nostra meta preferita in questa Baviera: c’era da ringraziare, e tanto, e altrettanto tanto da chiedere e pregare, per noi e per i nostri amici (forse in questi casi si capisce un po’ cosa vuol dire la dimensione comunitaria della preghiera). Perché a volte le risposte sorprendono, ma ci sono sempre, e a volte non si notano, perché ci si perde nel da fare e ci si dimentica o si pensa di non aver bisogno di chiedere. Ma una Madre è sempre lì, e a volte, al dimandar precorre

Un anno di matrimonio: festeggiato ad Eichstaett con la Fraternità della Baviera, passato in mezzo ad un periodo pieno. Si poteva festeggiare meglio, lo ammetto, mi si darà occasione di rimediare. E’ già un anno, eppure sembra tutto ancora nuovo e da scoprire. E’ andato bene, non dico inaspettatamente, ma sorprendentemente. Perché si partiva una cosa nuova, la si partiva in un posto nuovo, e con più domande che certezze, sul futuro, sul lavoro, sugli amici che si lasciano indietro e quelli che si troveranno per strada. E adesso siamo qui, lieti e contenti, solo un po’ tristi al confronto di una Germania che riserva il tempo migliore per il weekend, con il Santo Domingo dov’eravamo un anno fa; ma è solo un dettaglio.
Il resto è un cammino bello, intrigante, che ti costringe a fare i conti con la più grande evidenza dell’altro da te, e con la conferma che questo può essere buono. Leggevo i post di Berlicche sul matrimonio, e mi accorgevo che non per un ette di meno di quello che descrive io sono disposto a camminare su questa strada. E si inizia il secondo anno con un entusiasmo ancora più grande, perché non ci si basa su un’idea, ma sulla certezza dei fatti accaduti.

E’ anche un anno che siamo campioni del mondo: rispetto al resto, conta poco, ma vivere in Germania dopo di allora è stato davvero un po’ più bello.


Esperienza di Sardegna
(scritto durante la permanenza, rivisto dopo)
inviato da Pietro, 19 giugno 2007 @ 00:17

Se volete un esempio chiarificante del valore educativo della frase che dà il titolo al ns blog, Vagliate tutto e trattenete il valore, dovete partecipare ad un matrimonio sardo. Dopo la cerimonia, la festa si compone delle seguenti parti: pranzo, a base di carne (antipasti, due primi, due secondi, contorni vari, frutta e dolci), per un totale di circa 3 ore; dopo di che, pausa di qualche ora e poi cena, a base di pesce (antipasti vari, brodini, due primi, due secondi, frutta e dolci), per un’altre due ore e mezza; se avete la fortuna (!?) di essere nella ristretta cerchia degli intimi (dei circa 500 invitati ai primi due pasti, se ne selezionano circa una ottantina), vi aspetta una notte per digerire, poi il giorno dopo ci si ritrova a finire gli avanzi, un’altra ora e mezza di straforo. Ovviamente, il tutto innaffiato di vino degli sposi, con negli intervalli caffè, amari e acquavite. Che c’entra la frase, direte voi? C’entra, perché se volete sopravvivere e poi avere una qualche idea di come affrontare il pranzo del secondo giorno, la soluzione è assaggiare un po’ di tutto il primo giorno, e poi decidere con ragione su cosa basare il menù del secondo giorno: allora, anche lo strafogo acquista un senso, e magari permette di saldare qualche conto con pietanze lasciate da parte. Certo, sarebbe più giusto riformularla come: Mangiate tutto, e rimangiate solo quel che vale, ma direi che rende l’idea.

Per il resto, qualche nota dell’esperienza sarda:

-         un bellissimo matrimonio, sia come partecipazione davvero di tutto il paese, sia nella cerimonia vissuta (con il coro della parrocchia con repertorio sardo: fenomenale!!!): segno, una volta di più, che quando la nascita di una nuova famiglia accade all’interno di un’esperienza viva, che comprende il senso di quel che fa, diventa davvero esperienza significativa per tutti (e in questo senso vale anche l’avvenimento del matrimonio di Lele ed Elisa un mese fa);

-         l’accorgersi una volta ancora, nel conoscere meglio gli sposi, persone impegnate nella vita sociale ed ecclesiale del loro paese, che una compagnia grande è aiuto al venire fuori di personalità unica, e si arricchisce di essa;

-         una festa sarda è ancora unica, anche se certe tradizioni cristallizzate mi si dice stanno perdendo un po’ della freschezza di nascita; se ne sono accorti anche i turisti tedeschi, pronti a festeggiare la sposa quando si sono imbattuti in essa, e ricambiati con un po’ di meline e pilichittos;

-         in mezzo a sardi che parlano sardo, ho rivissuto l’esperienza dei primi mesi in Germania, di essere tagliato fuori dal discorso: si coglie qualche parola, se sai di che si parla forse riesci a seguire, ma altrimenti out; comunque, qui parlano tutti anche l’italiano, e senza inflessioni dialettali, proprio perché è una lingua straniera che studiano a scuola;

-         la mia famiglia allargata è ormai una cosa enorme: sto provando ad assemblarne l’albero genealogico, e solo a livello orizzontale va oltre le possibilità di autoarrange del programma che uso. Si accettano suggerimenti...

Un ultimo paio di note, assemblate sulla via del ritorno:

1) come spesso accade, serve un incidente per accorgersi che Nuoro non è servito dalle FS, e che c'è una ferrovia del 1800 (a proposito, come sa chi ci segue, Nuoro non è l'unico capoluogo senza stazione FS, anche Matera si trova nella stessa situazione). Comunque, la cosa triste è che già non se ne parla più, quindi non cambierà niente; la cosa poi che non si sa, è che qui la maggior parte della gente usa i pullmann, e vista la conformazione non proprio pianeggiante del territorio, è anche meglio del treno: quindi, piuttosto di pensare alla strada ferrata, talmente improponibile che non si farà mai, pensiamo a qualche altra strada nell'unica regione senza autostrade...
2) venendo in Sardegna, e sopratutto nell'entroterra barbagino, si ha la sensazione di essere in un altro mondo. Poi ti accorgi che davvero non conosciamo molto dell'Italia stessa. Mi sorprende che ci sia chi pretende di avere delle soluzioni che vanno bene per tutti, in un paese dove ogni zona è una realtà diversa. Forse, hanno solo soluzioni che vanno bene per loro, a prescindere dalla realtà stessa...