to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususitititusititfritcnititusit

Meglio di Italo Cucci
inviato da Vito, 4 dicembre 2007 @ 20:35
Il miglior commento alla notizia calcistica della giornata non l'ha scritto un giornalista sportivo. E la cosa più incredibile è che la notizia è di oggi, ma lui il pezzo l'aveva già pubblicato venerdì scorso.

Vedasi il geniale post di Carlo.

To write or not to write
inviato da Vito, 26 luglio 2007 @ 13:49
Non sempre si ha voglia di scrivere.
Tuttavia, si ipotizza che chi passa di qua abbia voglia di leggere.
Se così è, mi sento di consigliare questo e questo.

Più bianco che nero
inviato da Vito, 16 aprile 2007 @ 21:49
Questa da lui proprio non ce l'aspettavamo.

Caput mundi
inviato da Vito, 26 marzo 2007 @ 23:38
"Qua intorno ci sono solo chiese, è meglio se andate a vedere la fontana di Trevi. Le chiese le potete sempre vedere un'altra volta, andate alla fontana di Trevi! Andate a sinistra, prendete la 85 o la 175, scendete davanti al Parlamento..."

Il discorso dell'attempato cameriere, sabato, ci ha lasciati un po' perplessi. Più che altro perché ci è sorto il dubbio che qualcuno abbia intenzione di smantellare a breve la fontana di Trevi, visto che per visitare le Basiliche avremo sempre tempo, ma la fontana dovevamo vederla a tutti i costi quel giorno.

Se davvero così fosse, ormai avremmo perso la nostra occasione, perché alla fine, prima di riprendere il treno, abbiamo preferito piuttosto fare un salto a Santa Maria Maggiore. Ma su un punto il nostro amico non aveva poi tutti i torti: a noi, sabato, delle chiese di pietra interessava relativamente. A Roma ci eravamo per essere Chiesa viva.

"Un giorno solo? La prossima volta che venite a Roma, almeno 4 o 5 giorni: fate un cerchio sulla cartina e non uscite da quel cerchio, altrimenti non vedete niente. Non lo dico perché sono romano... Roma non è dei romani, Roma è del mondo. Comunque adesso voi andate a sinistra, prendete la 85 o la 175..."

Ci sono o ci fanno?
inviato da Vito, 13 marzo 2007 @ 13:31
Il Corriere della sera riportava oggi stralci della Esortazione post-sinodale Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI. Tra le altre cose, il sito del quotidiano scriveva così:

PIU LATINO NELLE CHIESE - I futuri preti si preparino «a comprendere e celebrare la messa in latino» a «utilizzare i testi latini e a eseguire il canto gregoriano». I fedeli, invece,«siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia». Papa Ratzinger spezza una lancia per una liturgia più vicina alla tradizione e per una valorizzazione della lingua latina. Servirebbe, ha spiegato nell'esortazione apostolica post-sinodale «ad esprimere meglio l'unità e l'universalità della Chiesa» in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II. «Eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli - si legge nel testo - è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina, così pure siano recitare in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano».

Ecco invece il testo originale del Papa (§ 62):

[...] Penso in questo momento, in particolare, alle celebrazioni che avvengono durante incontri internazionali, oggi sempre più frequenti. Esse devono essere giustamente valorizzate. Per meglio esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa, vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo dei Vescovi, in sintonia con le direttive del  Concilio Vaticano II: eccettuate le letture, l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che tali celebrazioni siano in lingua latina; così pure siano recitate in latino le preghiere più note della tradizione della Chiesa ed eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano. Più in generale, chiedo che i futuri sacerdoti, fin dal tempo del seminario, siano preparati a comprendere e a celebrare la santa Messa in latino, nonché a utilizzare testi latini e a eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la possibilità che gli stessi fedeli siano educati a conoscere le più comuni preghiere in latino, come anche a cantare in gregoriano certe parti della liturgia.

Benedetto XVI non intendeva certo abolire l'uso delle lingue nazionali, ma si riferiva invece principalmente alle "celebrazioni che avvengono durante incontri internazionali". Nell'articolo, però, di questa espressione non vi è traccia. Si ricopia "tali celebrazioni", ma non si capisce "quali". Semplice svista? Non sarebbe la prima in via Solferino, negli ultimi tempi. O piuttosto il solito tentativo di far passare, senza esporsi troppo, lo stereotipo di Ratzinger tradizionalista e nemico del progresso?

In ogni caso, davanti alle parole del Papa mi sembra proprio il caso di dire: Deo gratias.