to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) ususititititititititfrfrititususitcn

Dialogo tra uno scettico vero e uno scettico presunto
inviato da Vito, 11 gennaio 2008 @ 20:08
A: Il senso di questo film è che tutto è virtuale. Di niente si può affermare con certezza che sia reale.
B: (espressione allibita)
A: Chi ti assicura che il nostro mondo sia davvero reale? Magari noi stessi siamo gli ingranaggi di un sistema virtuale... potendo conoscerne solo l'interno, come facciamo a essere certi che non sia così?
B: C'è un modo molto semplice per dire che non è così: delle creature virtuali non sarebbero mai in grado di porsi questa domanda. Solo l'uomo può farlo!
A: Ma in questo modo sottovaluti i progressi dell'intelligenza artificiale! Il problema è che tu sei sempre scettico su tutto, non vuoi aprirti alle sconfinate possibilità del cyberspazio...
B: Io sarò anche scettico, ma tu hai appena detto che è impossibile affermare la realtà delle cose... c'è forse una forma di scetticismo più grande di questa?

Prime zanzare
inviato da Vito, 23 aprile 2007 @ 23:10
Stasera sembra dormire, Milano, dopo le pazzie di ieri. Sul marciapiede tre giovani donne dalla corporatura robusta. Un ragazzo in motorino, con lo zaino. Automobili, poche. Appena un nugolo, quando scatta il verde del semaforo.

La serata è calma, e calda. Dalla finestra la puoi guardare in faccia, Milano. La guardi come vorresti guardare negli occhi chi non ha fiducia in te: di sottecchi, ma senza staccare lo sguardo, neanche per un secondo. La guarderesti così in eterno, sperando in un cenno impossibile, in una sfida muta e triste.

Ma la serata è calda, e l'aria umida. Tempo di prime zanzare: meglio rientrare. Domani saremo ancora qui, ma per stasera può andare avanti anche da sola, Milano.

La parabola del parcheggiatore
inviato da Vito, 22 marzo 2007 @ 19:18
In fase di parcheggio si capisce che l'uomo è un animale orgoglioso.

Già, perché l'automobilista sa sempre fin dal primo momento se la posizione con cui inizia la classica manovra gli consentirà di portarla a buon fine. Eppure, una volta che ha iniziato a indietreggiare, anche se sa benissimo che ha clamorosamente sbagliato le misure, niente potrà farlo desistere dal proseguire fino a quando non avrà fisicamente verificato che "non ci sta". Anzi, anche allora si ostinerà ad andare contro la realtà, provando quei miseri aggiustamenti che - lo sanno tutti - sono destinati a restare senza risultato.

Dopo aver tergiversato due o tre volte in questo modo, prima o poi arriverà però il momento di prendere una decisione. Andarsene stizzito, e cercare un altro posto... che magari non si troverà. Oppure ammettere con pazienza il proprio errore, ricominciare daccapo la manovra, e magari portarla a termine in men che non si dica. Ma scegliere la seconda opzione sarà più facile se c'è un amico in carne e ossa, sul marciapiede, che ti aiuta dandoti indicazioni.

Prima eravamo niente e tutto; ma, a un certo punto, essere uno, essere me stesso, deve diventare «insopportabilmente responsabile». [...] Il contrario della demoralizzazione, per dirla con una parola breve e veloce, è la speranza. [...] E non esiste al mondo, non esiste; è solo dove Dio ha parlato all’uomo che questa speranza esiste. [...] Bene, la parola che definisce il contenuto di questa speranza è quella che ha detto l’angelo alla Madonna: «A Dio nulla è impossibile». Io credo che questo sia tutto. L’uomo nuovo che Cristo è venuto a destare nel mondo è l’uomo per cui questa affermazione è il cuore della vita: «A Dio nulla è impossibile»; dove Dio non è il «Dio» dei nostri pensieri, ma è il Dio vero, quello vivo, vivente, cioè quello che è diventato uomo, cioè Cristo.
(L. Giussani)

Storiella apparentemente oziosa
inviato da Vito, 11 gennaio 2007 @ 00:30
C'è un bambino piccolo che ha scoperto la marmellata. E la marmellata lo fa impazzire: nella sua pur breve vita, non aveva mai immaginato che al mondo potesse esistere una cosa così buona. Affonda le manine nel vasetto, si sbrodola, si impiastriccia i vestiti, rischia l'indigestione. Insomma, dopo una bella intuizione, adesso sta sbagliando tutto: deve intervenire la mamma. Cosa farà la poveretta per risolvere la situazione?

Può decidere di togliergli il vasetto della marmellata, e affidare il pargolo alle cure della fidata baby sitter: «Niente più marmellata! E' per il suo bene: non può mica vivere di sola marmellata. L'unico modo di farglielo capire è togliergliela». Il bambino allora verrà su a forza di brodino e omogeneizzati, ma poiché è testardo, continuerà a strillare e sbattere i piedi per terra, rimpiangendo la marmellata perduta. E così non scoprirà mai che oltre alla marmellata esiste la Nutella.

Oppure la mamma può fare lo sforzo di mettersi accanto al bambino e insegnargli che la marmellata si spalma sul pane, come fanno le persone adulte, e si può mangiare solo dopo aver mangiato la pasta, la carne e le verdure. Ma per scegliere questa soluzione è necessario che la mamma si fidi del bambino, e viceversa. E' necessario che sia disposta a sporcarsi le mani con lui, a perdonare i suoi capricci, ed è anche necessario che lui, nella fatica dell'imparare, si becchi qualche rimprovero. Ci vuole una libertà grande per prendere la strada più rischiosa, ma forse così il bambino crescerà, e alla lunga anche la mamma sarà più contenta.

Il bambino è nelle mani della mamma. Anche se è solo una storiella oziosa, qui si prega per lei, ricordando che in questa - come in ogni storia - per fortuna c'è anche un Padre. E in fin dei conti, è sempre Lui a mettere in tavola la marmellata.