to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususitititusititfritcnititusit

Pregiudizio e realtà
inviato da Vito, 9 ottobre 2007 @ 11:52
Un giorno, l'anno scorso, un mio collega ha affermato di non aver mai visto un risultato più pesante di 6-0 nel gioco del fantacalcio che facciamo insieme... e lui ci gioca da diversi anni. Va detto che in realtà non si tratta di un fantacalcio "classico", in cui il risultato è dato semplicemente dalla somma dei punti, ma c'è un software che simula le partite sulla base dei risultati della domenica, applicando dei procedimenti un po' misteriosi.

Era solo un'ipotesi, una teoria, ma da quel giorno, da bravi ingegneri, tutti ci siamo convinti che in quel software dovesse esserci un controllo che limita il numero massimo di gol segnati a sei. Non che ne avessimo le prove, ma in tutte le partite successive l'abbiamo dato per scontato.

Fino a ieri, quando il sottoscritto, forte soprattutto delle prestazioni di Ambrosini e Kakà, ha portato a casa una pirotecnica vittoria per sette a zero. La realtà è sempre più forte.



Scienza e fantascienza
inviato da Pietro, 28 settembre 2007 @ 17:23

Ero stato alcune settimane assente dal blog, causa testa altrove per motivi di lavoro (negli ultimi giorni, anche problemi tecnici. Parlare con l’assistenza tecnica di Alice in tedesco non è una delle cose più semplici del mondo, ma alla fine avevano risolto il problema, e l’esserci riuscito sono soddisfazioni: pare che adesso sia ritornato….).
Preparare in due settimane una bozza di progetto europeo (cosa mai fatta prima da solo), mentre intanto si deve pensare alla presentazione per discutere di un altro progetto (per non parlare della normale routine lavorativa), non è la cosa più semplice del mondo. Richiede magari anche un paio di fine settimana dedicati a scrivere o a preparare le slides. E non conta se uno dei due progetti è interno all’istituto di ricerca nazionale col quale collaboro, anzi complica le cose: perché i soldi sono sempre di meno, le persone coinvolte sempre le stesse (se non di più), e le pulci che ti fanno per verificare se quel che proponi è valido, ha garanzie di successo e prospetta anche settori applicativi (ormai anche la scienza pura deve tener conto di questo) sono aumentate con fattore a potenza. L’anno scorso, alla prima esperienza, mi scuoiarono vivo; e fortuna che ho la pelle dura. Quest’anno è andata molto meglio, forse perché mi aspettavo ancora peggio: alla fine ci daranno più o meno quanto chiesto (almeno così ci hanno assicurato).
Per il progetto europeo, la bozza è andata, adesso si aspetta il primo check, domani mattina: un altro interrogatorio di terzo grado mi aspetta. Un’altra toccata e fuga nella mia città natale, giusto il tempo del meeting, poi si torna in Germania: le cose da fare e le persone da vedere a Roma sarebbero talmente tante, che o si torna per qualche giorno, oppure si può solo sentire qualcuno. E a casa adesso aspettano in due…
Terzo grado dicevo: perché ormai nell’ambito della ricerca il fattore di validità scientifica se la gioca almeno alla pari, quando a volte perde decisamente, col fattore lobby, quel giro di conoscenze, rapporti, posizioni di potere, che alla fine determinano chi prende i soldi e quanti. A volte, a scapito sia della ragionevolezza delle proposte, sia della affidabilità dei risultati. A volte, conta come uno è capace di esporre le proprie idee piuttosto di quanto esse siano valide. Il gioco è questo, le regole sono queste: l’unico limite è la propria moralità, l’amare la verità più del proprio tornaconto. Perché altrimenti, si capisce che il modo migliore per ottenere finanziamenti è solleticare la curiosità del popolo, promettere risultati incredibili su argomenti scottanti, magari con metodi apparentemente semplici, cavalcare l’onda della moda e della fantascienza, tutto pur di ottenere visibilità e consenso. Come nel caso delle decantate cellule staminali embrionali, o degli embrioni chimera di cui si parla tanto, ma che ovunque si sente hanno probabilità di successo risibili (la stessa Dolly da quel che capisco è stata generata più per dimostrare che si poteva fare che per effettiva efficacia del metodo). Il tutto magari a scapito di ricerche davvero valide e proficue, e quindi in fondo a scapito della scienza stessa: che è strumento dell’uomo, è al servizio dell’uomo - il che vuol dire fra parentesi che l’uomo è più della scienza, più di quello che la scienza può dire di lui – a patto che essa oltre che razionale sia anche ragionevole.


Tre piccoli bit
inviato da Vito, 9 luglio 2007 @ 08:46
Nell'era dell'iPod e delle connessioni a banda larga, siamo ormai abituati a ragionare in termini di megabyte e gigabyte. Una canzone in MP3... 40 milioni di bit. Un DVD... 37 miliardi. Una telefonata su un cellulare UMTS... circa 100 mila bit al secondo.

Di fronte a questi numeri, tre miseri bit potrebbero sembrare trascurabili. Tre piccole cifre, che possono combinarsi in soli otto modi: 000, 001, 010, 011, 100, 101, 110, 111. Infatti, quando ti dicono che il software su cui lavori deve essere esteso per supportare un blocco di dati in più, lungo appunto soltanto 3 bit, la prima reazione è che ti viene da ridere. Che problema c'è? Sarà una modifica banale, roba di cinque minuti...

Poi, però, inizi ad osservare il codice che devi modificare, a immedesimarti nelle scelte di chi l'aveva progettato negli anni scorsi, e man mano che procedi a esaminare tutti i fattori, ti rendi conto che quei tre bit, apparentemente così insignificanti, per una serie di ragioni ti costringeranno a stravolgere parti consistenti del programma, a impegnare giornate intere di lavoro e di test, per verificare che le modifiche introdotte siano corrette.

E' vero: la realtà è sempre infinitamente più grande della misura riduttiva che di solito ce ne facciamo in partenza, e le conseguenze di una cosa piccolissima possono rivelarsi enormi, in un modo che mai avremmo immaginato.

Dante e lo strudel
inviato da Vito, 30 giugno 2007 @ 19:55
Ho già parlato, qualche mese fa, dell'immagine che Battiato ha usato nel suo ultimo disco per esprimere la noia e l'estraniamento dalla realtà: masticare semi di mela. Un gesto ripetitivo e meccanico, disperato nella sua aridità.

Ma è umano essere così indifferenti di fronte alla realtà?

C'è una bella differenza tra masticare i neri semi di Battiato e mordere una bella mela succosa, come quella che Digory riceve in dono da Aslan nel primo libro delle Cronache di Narnia.

Riconoscere il valore delle cose è un atto di ragione. Ma non finisce qui: la ragione si spalanca davvero quando entra in gioco la libertà. Penso al primo uomo (o alla prima donna) che in chissà quale valle alpina, un bel giorno ha avuto l'idea geniale di cuocere le mele e trasformarle in un dolce.

C'è una bella differenza, infatti, anche tra una mela succosa e uno strudel caldo e fragrante, come quello dell'ottima pasticceria che ha ospitato le mie colazioni nella passata settimana di vacanza.

L'inventore dello strudel è stato un po' come l'Ulisse di Dante, che al momento di separarsi da Circe decide di seguire il suo desiderio di infinito, e di volgere la prua verso le colonne d'Ercole: entrambi, dalla libera iniziativa di un istante, hanno tirato fuori qualcosa che rompeva gli schemi e le convenzioni del tempo.

[...] «Quando 

mi diparti' da Circe, che sottrasse 
me più d'un anno là presso a Gaeta, 
prima che sì Enea la nomasse, 

né dolcezza di figlio, né la pieta 
del vecchio padre, né 'l debito amore 
lo qual dovea Penelopé far lieta, 

vincer potero dentro a me l'ardore 
ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto, 
e de li vizi umani e del valore; 

ma misi me per l'alto mare aperto 
sol con un legno e con quella compagna 
picciola da la qual non fui diserto.

        (Dante, Inferno XXVI, 90-102)

Cosa c'è di più umano di questo?

Considerate la vostra semenza: 
fatti non foste a viver come bruti, 
ma per seguir virtute e canoscenza.

        (Dante, Inferno XXVI, 118-120)

Tra parentesi: un amico autorevole ci ricordava, commentando questi versi, che Ulisse non è stato messo all'Inferno a causa del suo orgoglio, come vuol far credere certa critica che si compiace di etichettare il cattolico Dante come oscurantista e bigotto. Ulisse, infatti, è nel girone dei frodatori: viene punito per l'inganno del cavallo di Troia, e non per aver varcato i confini del mondo conosciuto, assecondando il proprio desiderio umano.

Del momento odierno
inviato da Pietro, 1 giugno 2007 @ 18:02
Ho visto solo la fine della trasmissione di Santoro di ieri sera,che c'era di meglio da fare: una nostra carissima amica è appena arrivata a Monaco per fare il dottorato (mi prendo - ben volentieri - parte della colpa) ed eravamo con lei a cena di altri amici. Almeno una cosa giusta Santoro l'ha detta (non ho sentito molto, ribadisco): il tema è talmente grosso, che non basta una trasmissione di una sera per affrontarlo tutto. Evidentemente. Una bella descrizione del problema a riguardo di questi famosi documenti vaticani la si trova qui.
Ci sono alcune cose che mi impressionano, di questa vicenda e del clima in generale:
primo, e più scontato di tutti, il diffuso anticattolicesimo imperante nel nostro paese (mi devo informare un po' meglio su quel che succede qui in Germania), per cui qualsiasi cosa si dica contro la Chiesa è vera a priori. In effetti è il più delle volte mascherato da anticlericalismo, come se le due cose potessero andare distinte: lo esemplifica bene quel personaggio altamente ambiguo che è Vattimo, a suo dire cattolico e che però critica la Chiesa ad ogni piè sospinto; mi domando se le due cose - essere cattolici ed essere contro la Chiesa - siano compatibili: direi proprio di no. Comunque, gli scontri fra lui e Sgarbi a Confronti sono una delle cose più belle da vedere. E ovviamente, fra i due tifo Sgarbi tutta la vita.
A questo clima, credo che la risposta migliore (a parte informarsi in maniera esaustiva, e ringrazio gli amici di SOL per le plurime informazioni) sia di non accettare la discesa solo sul piano dialettico, ma la sfida di un'esperienza viva e totalizzante, che renda ragione di quel che afferma e non abbia paura dei suoi limiti: ossia, per dire cos'è la Chiesa, io devo pensare e indicare in primis me e i miei amici. Altrimenti, si parla della Luna, e in fondo a nessuno, finita la discussione, frega più niente;
secondo, il fatto che lo stesso procedimento che raggiunge i vertici nell'attacco alla Chiesa è lo stesso che vige negli scontri di qualsivoglia natura: cioè, si squalifica l'avversario non a partire dalla minor aderenza alla verità delle sue ragioni e posizioni (dato che non esiste una verità, quindi...), ma in considerazione degli errori che fa. Detto così, potrebbe anche sembrare ragionevole, ma se ci si pensa bene, una ragione affermata solo in virtù di una suprema coerenza non può resistere a lungo, a meno di non cancellare o nascondere ideologicamente gli (inevitabili) errori propri. Non mi dovrebbe sorprendere in un paese che individua il fondamento del proprio spirito nazionale sulla Resistenza (o meglio, su una sua parte), ossia sulla momentanea ragione storica di metà Italia nei confronti dell'altra metà, e che giustifica ogni azione di quella metà a partire dalla ragione che ebbe allora (così come squalifica ogni azione dell'altra sempre in base all'errore di allora). Il risultato finale è che in ogni discussione, dibattito, azione, decisione, quel che interessa non è più la verità, l'aderenza più attenta alla realtà e al bisogno del momento, ma l'aver ragione, inteso come l'aver sbagliato di meno. Così, qualsiasi informazione o dettaglio che sembra indicare l'errore dell'altro è accettabile, spesso a priori e senza necessaria verifica; e nel mondo di internet e del satellite, dove l'informazione disponibile è enorme e senza filtri, questo genera il trionfo del pregiudizio. Alla faccia di ogni sbandierata presunzione di innocenza, e di ogni richiamo al fatto che una cosa per essere vera deve essere dimostrata.
E' proprio vero che a difendere la ragione è rimasto solo il Papa (e in piccolo, noi che lo seguiamo).