to kalon
Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21) usususususitititusititfritcnititusit

Bye bye Dolly!
inviato da Vito, 3 dicembre 2007 @ 22:22
Pubblichiamo per intero l'ultimo editoriale di Samizdat on Line, invitando tutti ad aderire a questa iniziativa.

BYE BYE DOLLY, gli embrioni non servono più

Da poche settimane è stata resa pubblica una scoperta “epocale” !
Il 17 novembre sul Daily Telegraph Ian Wilmut, il "padre" della pecora Dolly, ha annunciato al mondo di abbandonare la ricerca sulla clonazione degli embrioni umani, quella tecnica che lui stesso aveva lanciato proprio con la sua Dolly. Wilmut ha dichiarato che per la produzione di cellule staminali embrionali umane avrebbe seguito la tecnica utilizzata da un'equipe giapponese, più promettente e meno problematica.

La notizia ha fatto scalpore, e infatti dopo qualche giorno, su due diverse riviste scientifiche - Cell e Science - due differenti gruppi di scienziati hanno dichiarato di essere riusciti a ricavare cellule pluripotenti indotte (iPS, induced Pluripotent Stem Cell), cioè molto simili a quelle embrionali, facendo "ringiovanire" cellule della pelle, con una manipolazione genetica.

Viene quindi a mancare il motivo di creare embrioni umani clonati - copie di individui già nati - con la tecnica che ha fatto nascere Dolly, embrioni cioè che servivano per creare linee di cellule staminali embrionali con patrimonio genetico di un individuo già nato. Sia chiaro: finora con quella tecnica non si è riusciti a creare neanche una cellula staminale embrionale umana, ma questo fatto è stato accuratamente censurato da tanti cosiddetti illustri scienziati, anche di casa nostra.

Non solo: non servono più neanche gli embrioni umani per la ricerca, in generale, anche con patrimonio genetico qualsiasi, grazie alla nuova tecnica. Quindi viene a cadere il problema dei cosiddetti "embrioni sovrannumerari", della "donazione" di qualsiasi embrione alla ricerca. Non servono più, perchè la nuova tecnica, anche se da mettere ancora a punto per un suo utilizzo routinario, è già sufficientemente sviluppata da far capire che potrà essere applicata.

Sarebbe saggio quindi sospendere la distruzione degli embrioni umani, per alcuni anni - una moratoria, insomma - in attesa del perfezionamento della nuova tecnica. Nel frattempo la ricerca sulle staminali embrionali umane - che comunque finora non ha prodotto nessun protocollo terapeutico sull'uomo, neppure a livello sperimentale - potrebbe continuare utilizzando le linee cellulari già esistenti.
E' quanto ha proposto Avvenire, con un editoriale di Eugenia Roccella: http://www.stranau.it/news/news_0712/moratoria.htm

In parlamento è stata presentata una mozione per la moratoria sulla distruzione degli embrioni (sia al Senato che alla Camera): http://www.mascellaro.it/web/index.php?page=articolo&CodArt=17761
Ma anche associazioni di base (a partire da Scienza & Vita: http://www.scienzaevita.org, e poi il Forum delle Famiglie e l'Officina 2007 di Savino Pezzotta ) e singoli cittadini si stanno mobilitando, raccogliendo firme ed adesioni di singoli, enti, associazioni, movimenti e gruppi alla moratoria della distruzione degli embrioni umani. Dobbiamo sostenere l'iniziativa dei parlamentari - sia della maggioranza che dell'opposizione - che intanto sta arrivando al Parlamento Europeo.

E' semplice: basta scrivere ad Avvenire: lettere@avvenire.it , dichiarando di aderire alla richiesta di moratoria per la distruzione degli embrioni umani. Si possono anche raccogliere firme e spedirle via fax alla redazione del quotidiano (06 68823209), o per posta: redazione Avvenire, P.zza Carbonari 3, 20125 Milano.

Politically uncorrect
inviato da Pietro, 19 ottobre 2007 @ 15:41
Porta lo stesso nome del più famoso dottore collega di Sherlock Holmes, ma questi si era associato con un altro tale, di nome Crick (niente a che vedere con l'inventore dello strumento più amato dagli automobilisti con una ruota sgonfia), e avevano scoperto niente di meno che il DNA. Watson e Crick, li avrete studiati a scuola, nelle lezioni di Biologia.
Adesso lo si ritrova sulle pagine dei giornali, bersaglio delle critiche di tutto il mondo. Perchè? Perchè ha detto che i neri sono diversi dai bianchi. O meglio, che sono meno intelligenti. E questo non si può dire, neanche se fosse vero, perchè tutta la mentalità di oggi si basa sul fatto che tutti siano uguali, nel senso più becero del termine, quello che non tiene nemmeno in conto (non vuole tenerne in effetti) del fatto che tutti invece abbiamo le nostre diversità.
Ci sono due cose che più mi intristiscono di questa posizione:
la prima è che non è assoluta, è solo davvero legata al moralismo del politically correct. Se uno dicesse che i neri sono più forti dei bianchi nell'atletica di velocità o nel basket, così come i bianchi sono più bravi nel nuoto, pur partendo in fondo dallo stesso assunto non scatenerebbe una polemica del genere, perchè chissà come non dà adito a identificazioni razziste. Ad indicare che siamo un mondo che ritiene l'intelligenza molto più importante di ogni altra cosa, un vero discrimine, e quindi metro di giudizio razzista. E il mondo vince, tanto che il tal Watson, per evitare le ritorsioni immediate del mondo dei benpensanti, col rischio di perdere tutti gli onori di essere un premio Nobel di portata non secondaria, è stato costretto a ritrattare, con la scusa di non riuscire a capire come avesse fatto a dire tali sciocchezze (come se non davvero non avesse potuto pensarci prima);
la seconda è che una posizione qualunquisticamente egualitaria nell'appiattire le differenze perde di vista quello che davvero c'è di uguale nell'uomo, quello che un nostro caro amico ci ha insegnato a chiamare cuore, quell'insieme di esigenze ed evidenze originali che definiscono il mio desiderio di base e il criterio con cui giudicare tutto. A prescindere che io sia un premio Nobel, il recordman dei 100 metri o un giovane pseudoricercatore alla costante ricerca di un futuro definito.

P.s. a proposito di ruote sgonfie, un mio laureando spagnolo mi ha segnalato questo sito divertentissimo: http://www.pinchalaruedadehamilton.com/, nel quale i tifosi spagnoli di Alonso possono piazzare chiodi, istrici o puntine da disegno sul tracciato per bucare la ruota di Hamilton, e lasciare anche un bel messaggio di auguri al pilota inglese: 215000 contatti solo ad adesso. Ne servirebbe uno anche per Alonso, e poi domenica si festeggerebbe un altro miracolo...

Scienza e fantascienza
inviato da Pietro, 28 settembre 2007 @ 17:23

Ero stato alcune settimane assente dal blog, causa testa altrove per motivi di lavoro (negli ultimi giorni, anche problemi tecnici. Parlare con l’assistenza tecnica di Alice in tedesco non è una delle cose più semplici del mondo, ma alla fine avevano risolto il problema, e l’esserci riuscito sono soddisfazioni: pare che adesso sia ritornato….).
Preparare in due settimane una bozza di progetto europeo (cosa mai fatta prima da solo), mentre intanto si deve pensare alla presentazione per discutere di un altro progetto (per non parlare della normale routine lavorativa), non è la cosa più semplice del mondo. Richiede magari anche un paio di fine settimana dedicati a scrivere o a preparare le slides. E non conta se uno dei due progetti è interno all’istituto di ricerca nazionale col quale collaboro, anzi complica le cose: perché i soldi sono sempre di meno, le persone coinvolte sempre le stesse (se non di più), e le pulci che ti fanno per verificare se quel che proponi è valido, ha garanzie di successo e prospetta anche settori applicativi (ormai anche la scienza pura deve tener conto di questo) sono aumentate con fattore a potenza. L’anno scorso, alla prima esperienza, mi scuoiarono vivo; e fortuna che ho la pelle dura. Quest’anno è andata molto meglio, forse perché mi aspettavo ancora peggio: alla fine ci daranno più o meno quanto chiesto (almeno così ci hanno assicurato).
Per il progetto europeo, la bozza è andata, adesso si aspetta il primo check, domani mattina: un altro interrogatorio di terzo grado mi aspetta. Un’altra toccata e fuga nella mia città natale, giusto il tempo del meeting, poi si torna in Germania: le cose da fare e le persone da vedere a Roma sarebbero talmente tante, che o si torna per qualche giorno, oppure si può solo sentire qualcuno. E a casa adesso aspettano in due…
Terzo grado dicevo: perché ormai nell’ambito della ricerca il fattore di validità scientifica se la gioca almeno alla pari, quando a volte perde decisamente, col fattore lobby, quel giro di conoscenze, rapporti, posizioni di potere, che alla fine determinano chi prende i soldi e quanti. A volte, a scapito sia della ragionevolezza delle proposte, sia della affidabilità dei risultati. A volte, conta come uno è capace di esporre le proprie idee piuttosto di quanto esse siano valide. Il gioco è questo, le regole sono queste: l’unico limite è la propria moralità, l’amare la verità più del proprio tornaconto. Perché altrimenti, si capisce che il modo migliore per ottenere finanziamenti è solleticare la curiosità del popolo, promettere risultati incredibili su argomenti scottanti, magari con metodi apparentemente semplici, cavalcare l’onda della moda e della fantascienza, tutto pur di ottenere visibilità e consenso. Come nel caso delle decantate cellule staminali embrionali, o degli embrioni chimera di cui si parla tanto, ma che ovunque si sente hanno probabilità di successo risibili (la stessa Dolly da quel che capisco è stata generata più per dimostrare che si poteva fare che per effettiva efficacia del metodo). Il tutto magari a scapito di ricerche davvero valide e proficue, e quindi in fondo a scapito della scienza stessa: che è strumento dell’uomo, è al servizio dell’uomo - il che vuol dire fra parentesi che l’uomo è più della scienza, più di quello che la scienza può dire di lui – a patto che essa oltre che razionale sia anche ragionevole.


Il vero post di oggi
inviato da Vito, 17 ottobre 2006 @ 18:53
La serie di cifre e lettere che ho postato nel pomeriggio - che poi non sono altro che valori esadecimali - potrebbe apparire del tutto casuale. E in effetti mi sta facendo disperare da due giorni perché è completamente e imprevedibilmente diversa da quella che mi aspetto. In realtà, a guardarli bene, una certa regolarità, una certa logica in quei numeri la si trova (anche se Pietro nel suo commento ha fatto lo spiritoso!).

In questi giorni sto leggendo un libro di Antonino Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (di cui ho trovato in rete una ricca sintesi). Mettiamo tra parentesi lo stile esageratamente ampolloso e ripetitivo - a tratti oserei dire apocalittico - di Zichichi, per concentrarci sul contenuto. La sua tesi fondamentale è che scienza e fede non sono incompatibili, anzi la scienza è nata, con Galileo, come atto di fede e di amore per il creato.

L’argomento è attualissimo ma complesso, e non cercherò certo di affrontarlo in toto; mi limito a riportare una delle principali affermazioni dello scienziato: esistono infinite logiche matematiche, ma solo una è quella che il Creatore ha seguito nella sua opera. Lo scopo della scienza, secondo la metafora galileiana del libro della natura scritto in caratteri matematici, è addentrarsi sempre di più nella comprensione di tale logica.

Tra tutte le strutture logiche ce n’è una che corrisponde a ciò che Galilei iniziò a scoprire quattrocento anni fa. Nessuno scienziato sa dire perché - tra tutte le logiche possibili - Colui che ha fatto il mondo ha scelto quella che noi cerchiamo, giorno per giorno, di decifrare con i nostri esperimenti e con i nostri studi teorici. Una cosa è certa: questa logica esiste.

Il mio lavoro è tecnico e non scientifico, ci tengo a chiarirlo prima che il mio collega di blog si senta offeso dal paragone! Tuttavia, un’analogia mi è venuta subito in mente: ci potrebbero essere infiniti modi di combinare secondo una logica rigorosa i numerini del post precedente, ma solo una è la sequenza corretta che il mio software deve calcolare… quella che domani mattina ricomincerò a cercare.