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Benigni e Dante
inviato da Pietro, 7 dicembre 2007 @ 17:30

Ieri sera, finita con gli ultimi tre episodi la terza serie di LOST, e iniziata l’attesa per febbraio, mi sono ritrovato a vedere la seconda parte di Benigni che leggeva e spiegava l’ultimo canto del Paradiso. Stamattina cercavo invano un resoconto sui giornali online, l’altra volta (di cui ho visto solo spizzichi, ma che ho registrato e riservato di vedere) prodighi di commenti, soprattutto sulla prima mezz’ora di satira politica. Niente: stavolta Benigni parlava solo della Divina Commedia, quindi che interesse c’era? Non mi stupisco più dei giornali, ma non mi vengano a dire che non sono parziali e riduttivi.

Invece non posso che essere una volta di più grato dell’avvenimento che è una persona come Benigni. Ero partito un po’ prevenuto nel sentire della sua idea, temevo una deriva sentimentale e un po’ interpretativa: invece già quei pochi pezzi sentiti la prima volta, e di più ieri nella sua parafrasi della descrizione di Dio che fa Dante, sono rimasto colpito. Soprattutto per due motivi.

Il primo è che in questa avventura Benigni è un uomo impegnato in un’impresa che a pochi altri sarebbe concessa (immagino Socci - per dirne uno - a proporre o provare una cosa del genere, sarebbe un diluvio di proteste), ma che a lui è possibile in virtù di tutta la stima, la credibilità, il successo accumulati negli anni: e lui ha deciso di giocarseli in questo. E di farlo con una attenzione e passione per la verità, per quello che Dante davvero descrive, con una intensità direi teologica che oggi è incredibile sentire in televisione (un esempio per tutti: quando ha descritto che il fatto che  l’amore delle tre persone della Trinità è la spiegazione del perché la legge del mondo è l’amore) e che risulta difficile credo trovare anche nelle scuole (a me almeno la Divina Commedia a scuola non l’hanno mai spiegata così).

Il secondo, e anche più importante, risponde per me ad una domanda intrasentita all’inizio del Porta a Porta dopo la prima puntata (perché attirano questi personaggi, riferendosi a Benigni e Celentano e i loro rispettivi anche se diversissimi spettacoli): Benigni non presenta un punto di vista, l’idea del poeta rispetto a quel che dice il resto del mondo. E’ un uomo tutto intero, che affronta l’ipotesi di Dante, la paragona con il desiderio che è e la trova corrispondente al suo vero essere, e per questo si sente in grado di riproporla. Io non so quale sia la storia di vita e di fede di Roberto Benigni: quello che so, perché si vede, è che è un uomo che ha accettato la sfida della sua umanità tutta intera, senza ridurla alla parte più facilmente accettabile di sé, del comico di successo, e in questo rischiando anche. E uno quando vede un uomo vero, se non è del tutto atrofizzato, se ne accorge e rimane colpito.
Mi auguro e prego che continui così: per lui, per me, perché ce n’è bisogno.