Vagliate tutto, trattenete il valore (1Ts. 5,21)
                
Einen guten Rutsch ins Neue Jahr (Buon Anno) inviato da Pietro, 7 gennaio 2008 @ 23:51 Ritornati a casa in terra di Baviera, dopo venti giorni di Italia, di giornate vacanze belle, intense, a volte faticose. Non è che l’ideale della vita sia non far fatica, anzi, ma mi rendo conto come non mai che le vacanze dell’emigrante hanno dei lati negativi: c’è sì il piacere che fa l’accoglienza e il ritrovarsi con i parenti e gli amici di sempre, ma anche il fatto che uno trascorre le ferie festive non a casa propria (anche se casa dei miei e dei genitori di Anto lo è quasi), e alla fine può ritornare più stanco di quand’era partito. Pensavo che sono solo tre anni che festeggio Natale a Roma, e solo da quando ormai da Roma me ne sono andato…
Non mi lamento, constato solo. Come il fatto che queste feste stanno diventando sempre più mangerecce e a rischio dispersione: la bilancia da mais di zio Marino ieri segnava 94 kg, ridimensionati a 90 dalle misure di stamattina, ma la pancia è una realtà; e si può passare giornate insieme a festeggiare con gli amici più fidati, e chiedersi alla fine se ci si è ricordati Chi si festeggia. Fortuna che ce lo si chiede ancora, e un momento di coscienza a volte salva una giornata di dimenticanza. E si hanno amici fissati coi botti di Capodanno, ma che non mancano di aiutare a ricordare.
Comunque, non è stato solo stress, anzi: la nostra famiglia è sempre interessante con un cugino che racconta le sue storie in terra tailandese e adesso con il nuovo accolto, un ragazzo afgano, con una storia terribile eppure drammatica; un pranzo di Natale dai suoceri di mio fratello in venti, con il suocero che alla fine rischia di ubriacare l’afgano; le partite di Trivial e il cruciverbone di Pj, per un po’ di sano sfoggio di erudizione dopolavorista; il ritorno di Giuse dall’America, dove ha scoperto il football americano ed è diventato campione di basket 3 contro 3 (ha fatto anche qualcos’altro, ma sarebbe troppo lungo, per ora); l’occasione anche per leggere finalmente la Spe Salvi, che prende come un romanzo e sorprende per la sua chiarezza; il conteggio dei regali di Puntino, che ovviamente da soli superano la somma dei miei e di Anto: un Puntino che potrebbe avere un secondo nome, Lorenzo (terzo patrono di Roma, di cui ricorre quest’anno il giubileo), e magari un terzo, come la Patrona della sua terra natale, ma sul cui primo nome resta ancora qualche incertezza; e ovviamente, il godersi per un po’ i propri genitori, che ti viziano sempre, anzi forse anche di più, noleggiando una macchina per il loro nipotino, comprandosi la webcam per potersi finalmente far vedere a 1000km di distanza e venendo addirittura a salutarti all’aeroporto.
Si torna a casa, dunque, e si ricomincia il lavoro. Sempre incerti su dove sarà il futuro, ma certi che il presente ci vede impegnati qui ed ora come se fosse definitivo. Ne parlavamo ieri durante il viaggio in aereo con Matteo, un altro degli amici immigrati, un altro che si sposerà portando la moglie in Germania, con l’idea di restare per ora qualche anno, poi si vedrà: perchè non si può vivere anche una situazione incerta, temporanea, nel pensiero che sia solo un per adesso, in attesa del momento in cui la vita porterà stabilità. Non si vive per il passato, e neppure in funzione del futuro. Si vive ora, attraverso quel che accade, ed è qualcosa possibile e lieto perché una Speranza ci è data, ci è stato dato un Figlio.
Buon Anno, buon lavoro e buon (nuovo) inizio a tutti.
P.s. i puristi del tedesco diranno (come il mio collega del Baden) che l'augurio che funge da titolo si usa solo prima dell'inizio d'anno. Mi passino la licenza poetica.
Luoghi comuni e luoghi da vedere inviato da Vito, 4 novembre 2007 @ 23:43 Si dice che un'immagine valga più di mille parole. La frase è probabilmente abusata, ma non importa. Per raccontare questo weekend lungo, mi affido a una piccola rassegna di foto di Madrid e Toledo.
Blog-storming inviato da Vito, 29 ottobre 2007 @ 20:13 Mercoledì parto per Madrid... si accettano consigli su posti da vedere, cose da fare, piatti da assaggiare.
Viaggio in Italia 3: Il ritorno inviato da Pietro, 2 settembre 2007 @ 12:12 Due settimane sono poche, ma siamo riusciti a metterci dentro un bel po’ di cose:
una settimana al mare, per la gioia di Anto, il relax mio e un po’ di tempo con i miei;
il pranzo di Ferragosto, una di quelle cose che a casa dei miei, ovunque si trovino in vacanza, diventa tradizione aggregante attorno alla pasta con le melanzane di Gaetano, e nel tempo raccoglie decine di persone: negli anni d’oro di Macugnaga, si arrivava a quasi 70 persone, oggi che hanno ricominciato da poco a Lavinio si arriva solo a 30. Si conoscono persone nuove, si (ri)scoprono personaggi interessanti, la prova una volta di più della fecondità di un’accoglienza;
tre giorni giù a Li Ciocciò Superiori, nella terra delle Cinque Battaglie, accolti dalla famiglia Di Loreto ingrossata dai genitori dei fidanzati dei miei cognati: ovvero, l’eterna promessa infranta che il prossimo pasto non si mangerà niente…;
e finalmente, due giorni e mezzo al Meeting, per riscoprirsi una volta ancora a casa in quella fiera sempre più piena, per stupirsi del tempo che ci vuole ad attraversarla tutta dovendosi fermare ogni pochi metri per salutare un amico/parente/conoscente, per incontrare anche gente che non si vedeva da anni e ritrovare alcuni che non si pensava di vedere, per scoprire il mistero che è la visione umana, per stupirsi del genio di Beethoven, ma soprattutto per godersi a pieni polmoni la grandezza di quello che l’impegno umano mosso dalla Passione della vita può compiere in ogni aspetto della realtà, fino all’essere volontari a pagamento una settimana d’agosto.
Ma l’imprevisto è sempre in agguato, e nel nostro caso assume contorni apparentemente preoccupanti: una piccola perdita, una visita al Pronto Soccorso, una prescrizione di riposo assoluto per Anto, possibile distacco della placenta. E come si fa? Si deve tornare a casa, a Monaco, 600 e passa km di autostrada e sobbalzi. Assolutamente impensabile, bisogna attrezzarsi. Ma al Meeting si è più che a casa: c’è chi ti cerca un volo per il giorno stesso, chi allerta la Misericordia che interviene in forze, chi avvisa l’amico medico, chi viene anche solo a fare compagnia, e uno può partire tranquillo e farsi un viaggio da solo per riportare su la macchina, mentre sua moglie rimane sdraiata e accudita, portata all’aeroporto in ambulanza, caricata in carrozzella e accolta all’arrivo da altri amici.
Lungo la strada solitaria, c’è il tempo per un rosario, e il sabato sono i Misteri Gaudiosi: l’Annuncio a Maria, la Visitazione a Elisabetta, la Nascita di Gesù…tutti i misteri dell’attesa e della gravidanza, e Maria nei primi tre mesi se ne era andata a piedi a trovare la cugina attraverso km di monti: a chi di meglio affidare Puntino? E poi girando sulla radio, si trova Radio Radicale (!!) che trasmette un incontro di presentazione di un libro di persone dell’associazione Medicina e Persona (un incontro del Meeting? Non so…), e alcuni parlano proprio delle questioni della gravidanza: anche la radio sembra vicina, e rassicurare. Nel sentire rimenzionare l’esempio di Enzo Piccinini e lo sguardo sui figli, mi accorgo davvero per la prima volta che il vero grande mistero è lo stare di fronte al destino del figlio col desiderio che si compia e si renda evidente, anche se è solo un Puntino un po’ cresciuto nella pancia della mamma.
Supero il Brennero e l’Austria, rientro in Germania: traffico zero, un viaggio ideale. Arrivo a casa proprio qualche minuto prima che ci portino Anto: le rassicurazioni di Andreas, lo scarico dei bagagli, la signora che si mette a letto. Siamo a casa, da domani si riprende anche a lavorare: si è tornati con il ricordo del mare e del sole, con la memoria del popolo del Meeting, e qualche preoccupazione che però aiuta a tener chiaro le responsabilità che si hanno e a distrarsi di meno.
Aggiornamento: la visita di venerdì ha un attimo stemperato il problema, sembra non ci siano distacchi ma un piccolo ematoma che si dovrebbe riassorbire in un paio di settimane. Il riposo comunque non guasta, anche se una settimana di cucina mia (sebbene supervisionata) sia stata abbastanza per tutti.
Parliamo di famiglia... inviato da Pietro, 30 agosto 2007 @ 10:51 Parlare della famiglia in Germania è qualcosa che rischia di diventare equivoco: hanno tutti bene in mente la famigghia di Padriniana memoria, e ridicolizzano l’essere un po’ mammoni degli italiani con l’appellativo Hotel Mama dato a quelli che ad una certa età (definita non si sa da cosa) restano ancora a godersi la pensione completa della propria genitrice.
Come che sia, quando ci si trova a 1000 km scarsi dalle proprie di famiglie, funziona come per la propria patria: il distacco te la fa sentire più importante, la mette nella giusta luce. Alla faccia di chi dice lontano dagli occhi, lontano dal cuore: per certe cose non è la distanza che conta, ma il giudizio di valore. Penso alla nostra amica uruguagia in viaggio di piacere per l’Europa (una tradizione dei laureati in economia uruguagi, racimolano soldi vendendo i biglietti di una lotteria di lusso e poi passano qualche mese in giro per il mondo: i nostri due, Agustin e Maria, si sono fatti solo due mesi a spasso per il Vecchio Mondo), a quando l’abbiamo messa in contatto con Skype col fratello e poi colla madre a Montevideo, nmila km lontano, e una stagione diversa: la gioia di sentirsi a casa.
Ben vengano le mail, ben vengano le webcam e Skype, ma il rapporto umano rimane insostituibile.
Per questo siamo stati lieti di accogliere i miei nella loro visita qui in terra bavarese alla fine di luglio, a cavallo del loro 33simo anniversario: la prima volta, e non solo per questo qualcosa di cui essere grati. Non deve essere stato facile, e sicuramente nonostante le nostre amorevoli cure, anche un po’ faticoso: lo Schweinebraten non è qualcosa per stomaci delicati, e la Weissbier non si adatta a palati (e a fegati) non più avvezzi neppure al vino.
Per questo, inoltre, il ritorno in Italia è ormai sempre un rientro in famiglia. E quando se ne hanno due, si tenta il rientro doppio. O si festeggia insieme l’Assunzione, e si ringrazia del legame vero che si è creato fra i genitori miei e quelli di Anto, dove la forma dell’unione delle nostre due famiglie è diventata la sostanza di un rapporto sincero, cordiale e affettuoso: si perde un figlio, si guadagna un’altra famiglia.
Perché la famiglia, mi rendo conto, è una delle realtà più importanti che ci è data da vivere: non è solo l’ambiente iniziale che ti è dato, e nel quale si è introdotti alla realtà attraverso l’esempio dei genitori e parenti. E’ anche e soprattutto la più immediata forma di esperienza di una società vera, che non si basi su regole e formalismi, ma su un rispetto e un’attenzione che nascono dall’affetto per l’altro prima che da un dovere. E poiché si impara solo dall’esperienza, è da qui che uno può imparare cosa vuol dire società al di fuori di astrazioni o di lezioni sul quieto vivere.
E’ la famiglia la prima cellula sociale dove i bimbi vengono curati, gli anziani accuditi, gli sposi riamati, i parenti sostenuti, le esperienze trasmesse, le tradizioni tramandate, gli errori corretti. E’ per questo che va difesa, sostenuta, incoraggiata.
A me è capitata la fortuna di nascere in una famiglia così: non una famiglia perfetta, senza pecche, ma una famiglia umana, vera, dove quel che elencavo prima è stato dettagliato negli avvenimenti della vita. E di accorgermi che ognuno dei suoi appartenenti è una ricchezza per me, non foss’altro come sorpresa e scoperta continua: per citare solo gli avvenimenti dell’estate penso alla zia Franca, da poco passata a miglior vita, che ci ha voluto bene attraverso tutta la storia anche drammatica della sua e della nostra vita; agli zii Giulia e Moreno, di cui siamo col collega Vito debitori di un’infornata di testimonianze della verità nel mondo classico; al cugino Ernesto, di cui sono ancora in debito di un post; a Carlo e Fra, e a discussioni serotine nel giardino di Lavinio che dettano il passo di un’intera stagione.
E di avere poi ancora la fortuna di acquistarne un’altra di famiglia così, attraverso Anto e il nostro matrimonio. Che l’essere accolto a casa a Li Ciocciò, siano essi superiori o inferiori, non è cosa da considerare secondaria comunque.
E’ riconoscendo questo che ci si accorge quanto la parola fortuna coincide colla verità di quel che si desidera, che si capisce che essa coincide colla parola grazia (in tedesco, Glück vuol dire sia fortuna che destino…). E si è ancor più lieti e sereni di attendere insieme l’arrivo di un nuovo membro in famiglia: perché Puntino sta crescendo, si fa notare e già mette in subbuglio una vita che comunque piatta non era.
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